Quando la bella stagione volge al termine e i valichi dolomitici si svuotano, la Valle Isarco regala un Alto Adige intimo, fatto di ritmi antichi e silenzi rigeneranti. Un itinerario slow in quattro tappe da Chiusa a Villandro porta alla scoperta di borghi medievali, cascate nascoste, primi accenni di Törggelen e altipiani sconfinati. Tra calici di Sylvaner e dimore di charme, ecco la guida ideale per prolungare la magia dell’estate.
Valle Isarco (BZ), Italia.

Chiusa e il Monte Sacro: arte medievale e spiritualità
Il nostro viaggio comincia a Chiusa (Klausen), una gemma incastonata lungo il corso del fiume Isarco e meritatamente inserita tra i Borghi più belli d’Italia. Passeggiando nel centro storico si viene subito catturati dalle pittoresche bow-window e dalle antiche insegne in ferro battuto che fin dal 1300 identificavano locande e botteghe artigiane. Definita la “Città degli Artisti”, fu luogo d’ispirazione per poeti e pittori: nel 1494 il maestro rinascimentale Albrecht Dürer vi soggiornò a lungo, immortalando la veduta del borgo nello sfondo della celebre incisione La Nemesi.
Nel Museo Civico, allestito nell’ex convento dei Cappuccini, si conserva la Pietra di Dürer e lo straordinario Tesoro di Loreto, una preziosa collezione d’arte sacra donata dalla regina di Spagna Maria Anna d’Asburgo. L’esperienza d’autore da non perdere è la salita a piedi lungo l’antica mulattiera di pietra — la Via Crucis che si snoda tra vigneti terrazzati e muretti a secco — che conduce al Monastero di Sabiona. Abbarbicato su un’imponente rupe porfirica che domina la valle, questo luogo, ritenuto la culla spirituale del Tirolo e sede vescovile fino al 1000 d.C., è stato recentemente affidato alla comunità dei padri cistercensi, mantenendo intatto il suo straordinario carisma di preghiera, storia e silenzio.

Barbiano: pendenze da record e boschi incantati
Risalendo verso sud si incontra Barbiano, un borgo alpino arroccato su terrazzamenti solatìi che regala un panorama mozzafiato sulla Val Gardena. La prima cosa che salta all’occhio è il curioso campanile della chiesa parrocchiale di San Giacomo: a causa del cedimento del terreno, presenta un’inclinazione di circa 1,57 metri, superando in proporzione la celebrità della Torre di Pisa. Per gli amanti del trekking leggero, il territorio offre lo spettacolo naturale delle Cascate del Rio Ganda, dove il torrente compie otto salti impressionanti immersi tra abeti e rocce. Proseguendo l’escursione si raggiunge la fiabesca località di Bad Dreikirchen (Bagni Tre Chiese): un agglomerato unico al mondo composto da tre piccolissime cappelle gotiche addossate l’una all’altra, sorte su un antico luogo di culto pagano legato alle sorgenti curative della zona.

Velturno: i fasti dei Principi e il rito del Törggelen
Poco più a nord, adagiata tra vigneti e castagneti, Velturno accoglie i viaggiatori con la maestosità di Castel Velturno. Edificato alla fine del XVI secolo come residenza estiva dei principi-vescovi di Bressanone, il castello è considerato uno dei massimi capolavori del Rinascimento alpino, famoso per le sue sale intarsiate in legno e gli affreschi a tema mitologico. Velturno è anche la capitale ideale del Sentiero del Castagno (Keschtnweg), un percorso escursionistico che attraversa l’intera valle. Visitare questi luoghi a fine estate significa assistere ai primi preparativi del Törggelen: la storica tradizione autunnale dove i masi contadini (Buschenschänke) aprono le Stube per servire la carne affumicata, i crauti, le castagne arrostite e il Suser, il mosto di vino in prima fermentazione.

Villandro: l’argento nel sottosuolo e la libertà dell’Alpe
La quarta tappa tocca Villandro, borgo che racchiude un legame viscerale con la terra. Nella frazione di Gravetsch si trova l’accesso alla Miniera di Villandro, uno dei giacimenti d’argento, rame e piombo più ricchi del Tirolo medievale. Oggi la Galleria Elisabeth offre un suggestivo percorso guidato nei sotterranei per comprendere la dura vita dei minatori dell’epoca. Dalla storia mineraria si passa poi all’immensità della natura risalendo fino all’Alpe di Villandro: con i suoi oltre 20 chilometri quadrati di estensione, è il secondo altopiano più grande dell’Alto Adige. Un altopiano privo di traffico dove a fine estate ci si rigenera tra pascoli e specchi d’acqua con il forest bathing o uscite in e-bike, sempre con lo sguardo rivolto al profilo delle Dolomiti.

Gusto e terroir: le eccellenze della Valle Isarco
La scoperta della Valle Isarco si gioca anche a tavola, grazie a un’identità gastronomica genuina. Nelle stube tradizionali spiccano i canederli (Knödel) serviti in brodo o al burro fuso, gli Schlutzkrapfen (mezzelune ripiene di spinaci e ricotta) e i golosi dolci preparati con la deliziosa prugna di Barbiano. A valorizzare ogni portata intervengono i pregiati vini bianchi di montagna: la Valle Isarco è infatti una sottozona vitivinicola d’eccellenza dove vitigni come Kerner, Sylvaner e Gewürztraminer regalano calici dotati di spiccata mineralità e profumi intensi, nati da vigneti terrazzati che sfidano le pendenze.

Ospitalità di charme: gli indirizzi da segnare in agenda
Per vivere questo itinerario con il giusto spirito slow, la valle offre dimore storiche e riposo immerso nella natura:

- Ansitz Steinbock (Villandro): Un autentico maniero del 1750 sapientemente restaurato e trasformato in un boutique hotel con sole 12 suite che fondono design contemporaneo e travi a vista. Il ristorante della struttura, curato dallo chef Tomek Kinder, conta 2 toque Gault-Millau e ha ottenuto il prestigioso Wine Culture Award, rappresentando una tappa obbligata per i gourmet.
- Hotel Gnollhof (Gudon): Situato nella tranquilla frazione di Gudon a 1.160 metri d’altitudine, questo 4 stelle è il rifugio perfetto per chi cerca benessere e silenzio. Tra i suoi punti di forza vanta una spettacolare piscina panoramica a sfioro affacciata sulle Odle, trattamenti spa a base di erbe locali e un campo da tennis riservato, incastonato tra gli abeti rossi del bosco circostante.

Il tempo ritrovato: perché partire proprio adesso
Scegliere la Valle Isarco sul finire dell’estate significa regalarsi il lusso primordiale del tempo: quello per camminare senza fretta tra boschi che iniziano lentamente a mutare colore, ascoltando l’eco della natura e il sussurro di un Alto Adige ancora profundamente autentico. Questo spicchio di territorio dimostra come il viaggio più bello non sia necessariamente quello più lontano, ma quello capace di restituirci la meraviglia del silenzio e il calore di una convivialità d’altri tempi. È la promessa di una pausa rigenerante che prepara l’anima all’autunno: non resta che allacciare gli scarponi, mettere in valigia la curiosità e partire alla scoperta di questo angolo segreto, dove ogni tappa sa di casa e ogni panorama invita a rallentare.

Come arrivare in Valle Isarco
Raggiungere la Valle Isarco è semplice sia in auto sia con i mezzi pubblici, grazie alla sua posizione strategica lungo l’asse del Brennero:
- In auto: Percorrendo l’autostrada A22 del Brennero, le uscite principali sono Chiusa/Val Gardena (per accedere direttamente a Chiusa, Barbiano e Villandro) oppure Bressanone Sud (ideale per raggiungere Velturno).
- In treno e bus: La linea ferroviaria del Brennero collega le principali città italiane a Bolzano e Bressanone. Da queste stazioni snodo si prosegue verso Chiusa e i borghi vicini tramite i bus sostitutivi e regionali gratuiti o integrati nei collegamenti locali, attivati per consentire i lavori di potenziamento della rete ferroviaria della linea del Brennero.
- In mobilità sostenibile: Per spostarsi tra i borghi senza auto si può fare affidamento sulla rete capillare di autobus della provincia. Molte strutture ricettive forniscono gratuitamente la Südtirol Guest Pass, la card che permette di viaggiare senza limiti su tutti i mezzi pubblici dell’Alto Adige.
Per ulteriori informazioni clicca su: https://www.klausen.it/de/urlaub-eisacktal.html
Credit photo dall’alto: Thomas Rötting (2). Manuel Ferrigato Herbst. Andreas Mierswa. Courtesy of Villandro Archivio. Thomas Rötting. Courtesy of Hotel Gnollhof. Courtesy of Ansitz Steinbock. Thomas Rötting (2). Photo courtesy of Raffaelli Consulting.




