42 imponenti teleri dedicati alle alchimiste: la nuova opera di Anselm Kiefer, concepita appositamente per Palazzo Reale Milano, nella Sala delle Cariatidi: appuntamento dal 7 febbraio al 27 settembre 2026.
Milano, Italia.
Anselm Kiefer, tra le figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale, rende omaggio alle alchimiste con un nuovo ciclo pittorico concepito appositamente per Palazzo Reale a Milano. I 42 teleri, allestiti nella Sala delle Cariatidi dal 7 febbraio fino al 27 settembre 2026, sono dedicati a quelle donne che attraverso l’alchimia hanno dato un contributo fondamentale alla nascita della scienza moderna e dialogano con l’architettura circostante, dove l’incendio causato dalle bombe degli alleati nel 1943 ha gravemente danneggiato, quasi cancellandoli, proprio i corpi delle 40 sculture delle donne di Caria (le Cariatidi) che sorreggevano la balconata perimetrale dell’ambiente.

Un’opera unica profondamente simbolica
Di questi teleri, 8 sono allestiti nella Sala del Piccolo Lucernario, attigua a quella delle Cariatidi.
I grandi dipinti delle Alchimiste, concepiti come un’opera unica profondamente simbolica, intrecciano temi centrali nel lavoro dell’artista: mito, storia, memoria collettiva, identità, distruzione e rigenerazione. La pittura diventa linguaggio alchemico: ogni quadro si offre come atto di resurrezione con un volto che emerge, un racconto, una materia che si trasfigura. Kiefer invita così il visitatore a immergersi in un percorso emotivamente coinvolgente.
La mostra
Promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte, con il contributo di Gagosian e Galleria Lia Rumma e con il sostegno dei Main Sponsor Unipol e Banca Ifis, curata dalla storica dell’arte Gabriella Belli: “Kiefer. Le Alchimiste” rientra nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che anima l’Italia per promuovere i valori Olimpici attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport, in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali 2026.
Il catalogo, edito da Marsilio Arte, è a cura di Gabriella Belli e contiene saggi di Natacha Fabbri, Gabriele Guercio e Lawrence Principe, oltre al contributo della curatrice.

Un pantheon al femminile
La mostra costruisce un vero e proprio pantheon al femminile con un’operazione di recupero storico che riflette sul vissuto di queste donne di cui fino a qualche decennio fa poco o nulla si conosceva.
Le Alchimiste erano donne sapienti, dotate di una grande intelligenza intuitiva e di rigore, visionarie e resilienti, ma forse anche per questo marginalizzate, perseguitate e talvolta condannate dalla cultura dominante.
Le Alchimiste più importanti
Tra le Alchimiste un ruolo centrale, anche alla luce dello speciale legame con la città, occupa Caterina Sforza, figlia di Galeazzo Maria Sforza duca di Milano, dove visse la sua giovinezza, scienziata, condottiera e autrice di un raro manoscritto contenente più di 450 ricette per medicamenti, cosmetici e formule alchemiche. Accanto a Caterina anche Isabella Cortese, a cui è attribuito uno dei più celebri libri di segreti del Rinascimento; Kleopatra, una delle pochissime donne a cui le fonti greche attribuiscono un ruolo autoriale nella tradizione alchemica; Cristina di Svezia, figlia di Gustavo II Adolfo Vasa e di Maria Eleonora di Brandeburgo, che trasformò Stoccolma in un centro di mecenatismo europeo; Margaret Cavendish, una delle pochissime filosofe del Seicento autrice di opere che intrecciavano metafisica, poesia e scienza; Mary Anne Atwood, figura chiave della ricezione “spirituale” dell’alchimia nell’Ottocento inglese; Perenelle Flamel, ricca benefattrice, collaboratrice e moglie dell’alchimista Nicolas Flamel; Marie Meurdrac, chimica autodidatta e pioniera della divulgazione scientifica femminile; Anne Marie Ziegler, alchimista di corte nella Germania riformata condannata al rogo nel 1575 per le sue teorie ritenute scellerate e tracotanti; Sophie Brahe, figura-ponte tra cultura cortigiana e laboratorio.
Interpretando il pensiero alchemico come un percorso di passione, morte e rigenerazione — in cui la materia, come lo spirito, attraversa la distruzione per rinascere in una nuova forma — Kiefer riesce a ridare voce, corpo e autorità a un sapere femminile a lungo rimosso, sottraendo le alchimiste a secoli di damnatio memoriae e riconoscendo nel loro operare una profonda affinità con il proprio processo creativo.

Le opere in dialogo con la Sala delle Cariatidi
Attraverso una pittura materica e fortemente simbolica, l’artista rende visibile ciò che è stato sepolto: corpi e volti femminili emergono dalle macerie come presenze potenti e perturbanti, lontane da ogni idealizzazione. Le opere stesse si configurano come veri e propri laboratori alchemici, in cui piombo, zolfo, ossidi, oro, fiori e cenere compiono la loro trasformazione, sottoposte alla violenza della fiamma ossidrica, cosparse da una materia corposa a tinte plumbee, da dove affiorano via via i corpi e i volti delle alchimiste. In questo dialogo, la Sala delle Cariatidi — con le sue figure femminili mutilate dalla guerra — diviene uno spazio denso di significato, metafora e cornice attuali di una narrazione che riporta alla luce donne finalmente riconosciute.
INFO
Per informazioni,www.palazzorealemilano.it/-/anselm-kiefer.-le-alchimiste
Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio, courtesy of Marsilio Arte Press Office




