Un monologo intenso e coraggioso: Stefano Massini porta in scena al Teatro Manzoni di Monza (dal 6 all’8 febbraio 2026), “Mein Kampf” per esplorare la potenza manipolatoria del linguaggio hitleriano e le dinamiche della propaganda nazista. Con una narrazione rigorosa e coinvolgente, lo spettacolo richiama il pubblico alla consapevolezza, alla complessità del pensiero e alla responsabilità civile. Un percorso che intreccia memoria e attualità attraverso la forza del teatro.
Monza, Italia.
Un monologo per affrontare uno dei capitoli più inquietanti del Novecento
A teatro le parole diventano materia viva, capaci di colpire e trascinare. Con Mein Kampf, in scena al Teatro Manzoni di Monza, Stefano Massini guida lo spettatore dentro la macchina retorica del nazismo, trasformando la memoria in un gesto di vigilanza civile.
Dalla pubblicazione alla censura: la storia del testo
Centodue anni dal 1924, anno di nascita di Mein Kampf. Poi la messa al bando dopo la sconfitta del nazismo. Dieci dal 2016, quando la Germania ne consentì la ripubblicazione, ritenendo che solo la conoscenza potesse evitare il ripetersi della catastrofe. Non censurare le parole, ma il coraggio di viverle, affrontarle, esplorarne la radice.
Massini e l’analisi del linguaggio hitleriano
Attraverso un’analisi minuziosa, Massini esplora il potere distruttivo delle parole di Hitler, incrociando il testo originario con discorsi e comizi, per comprendere i meccanismi della propaganda e del nazionalsocialismo.
La forza evocativa delle parole e la manipolazione del pensiero
Ci porta quasi per mano a comprendere la forza evocativa delle parole, il loro valore non solo semantico ma anche come aggregazione di archetipi che possono sfuggire da un semplice senso comune. Come si contrappongano interpretazioni semplicistiche a fenomeni complessi, suggerendo facili soluzioni non risolutive ma ingannevolmente suggestive. Come vengano ridicolizzate la letteratura, il sapere, la cultura mettendo al rogo libri che non si richiamino a presunte appartenenze ariane. Come si indirizzi il malcontento creando il colpevole in storici, intellettuali e filosofi con cognomi “stranieri”, sangue impuro.
Il brodo primordiale della propaganda
Ed è in questo brodo primordiale di considerazioni che pescano nei luoghi comuni, di pancia diremmo oggi, che risentimenti e frustrazioni si fanno aggregare dalla fascinazione della parola; questa diventa il verbo, sposta la razionalità del confronto ad un altro terreno: quello dell’assolutismo che non accetta dubbi e domande.
La costruzione del “nemico” e dell’uomo ariano
Ariano, da termine di un discutibile passato storico, diviene teorema dell’uomo migliore. Il volersi emancipare da condizioni di vita che non ti corrispondono anziché trovare spazio nelle personali, o sociali risorse, riversa tutto il risentimento verso soggetti o situazioni sacrificali. Il bene lascia spazio al male necessario, la diversità va eliminata perché portatrice di distrazione dal compito principale, l’individuo semplice va combattuto in quanto incapace di aspirare alla grandezza della nazione.
Una messa in scena che evita la didascalia
Massini con grande maestria teatrale, coadiuvato dalle scene studiate da Paolo Di Benedetto, effetti luce di Manuel Frenda e ambienti sonori allestiti da Andrea Baggio, non ci parla del dopo…delle conseguenze. Solo suoni ed il piovere sul palco di elementi plastici trattano della “notte dei cristalli” del 9 novembre 1938, evitando didascaliche scene teatrali e chiedendo allo spettatore di essere parte attiva della scena.
Il teatro come spazio di pensiero
Il teatro è spazio dell’immaginifico, chiave di lettura ed interpretazione; Massini ha voluto chiedere al pubblico di essere soggetto pensante e di farsi promotore e portatore sano di pensiero: conoscere, fuggire da soluzioni semplicistiche, vivere la complessità come antidoto al pensiero unico, indagare anziché soccombere alle apparenze.
Un messaggio per l’oggi
Un grande pensiero per il presente, un grande messaggio per muoversi tra l’ieri e l’oggi come solo un grande attore ed un buon teatro sanno proporre. Una standing ovation del pubblico fa ben sperare, oltre a riconoscere la bontà dello spettacolo.
Foto di Filippo Manzini, courtesy of Ufficio Stampa Teatro Manzoni Monza
Testo Pippo Biassoni
INFO
MEIN KAMPF
di e con Stefano Massini
da Adolf Hitler
scene Paolo Di Benedetto
luci Manuel Frenda
costumi Micol Joanka Medda
ambienti sonori Andrea Baggio
produzione Teatro Stabile di Bolzano, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana




