La Compagnia Teatro Binario 7 riporta in scena 1984, primo capitolo della “Trilogia della distopia”, trasformando il capolavoro di Orwell in un’esperienza teatrale che parla direttamente al nostro presente. Un allestimento che indaga il controllo, la manipolazione e la fragilità del pensiero libero in un mondo dominato da schermi e narrazioni collettive. Tra immagini ipnotiche, personaggi svuotati e un Grande Fratello senza volto, lo spettacolo ci invita a riflettere su quanto siamo davvero disposti a difendere la nostra voce indipendente.
Monza, Italia.
Il Grande Fratello siamo noi
La forza di questo nuovo 1984 sta nella sua capacità di far risuonare il romanzo di Orwell non come un monito lontano, ma come un riflesso nitido del nostro quotidiano. La dittatura del pensiero unico non ha più un volto preciso: non è un regime, non è un partito, non è un leader. È un sistema diffuso, capillare, che si infiltra nelle abitudini, nei consumi, nei linguaggi.
Siamo costantemente osservati, tracciati, profilati. Telecamere, smartphone, satelliti: la tecnologia che promette libertà diventa la stessa che restringe lo spazio privato. E il potere – politico, mediatico, commerciale – si nutre delle nostre paure e dei nostri desideri, orientandoli con una precisione chirurgica.

Il virus dell’adeguamento
Lo spettacolo mette in scena un’umanità svuotata di coscienza, pronta a seguire il flusso dominante come un gregge virale. Non serve più un dittatore: bastano le mode, i trend, i linguaggi preconfezionati, le indignazioni collettive che si accendono e si spengono a comando.
In questo mondo urlato, dove tutti gridano contro tutti, la ribellione non è un gesto eroico ma un atto di sopravvivenza. Difendere la propria voce, la propria natura, la propria differenza diventa un’utopia fragile, quasi clandestina.
Personaggi senza vita privata
Sul palco si alternano figure che vivono un’esistenza ridotta all’osso: nessuna intimità, nessun pensiero autonomo, solo la funzione che il sistema assegna loro. Sono ingranaggi perfetti, utili al consumo e al lavoro, ma privi di un io.
A dominare la scena, come un’ombra onnipresente, c’è l’occhio del Grande Fratello: schermi sempre accesi, immagini ipnotiche, un bombardamento visivo che ricorda quanto la nostra attenzione sia diventata la risorsa più preziosa – e più sfruttata.
La libertà fragile della carta
Per Corrado Accordino, uno dei simboli più potenti di 1984 è il diario in cui Winston riesce ancora a pensare liberamente. In un mondo dominato da propaganda e controllo, la carta diventa l’ultimo rifugio del pensiero autentico, più dei media e dei social che oggi saturano la nostra realtà. Il regista richiama gli slogan distorti del romanzo – “la guerra è pace”, “la libertà è schiavitù” – chiedendosi quanto queste logiche, nate come denuncia, continuino a insinuarsi anche nel presente, tra manipolazioni sottili e verità piegate al potere.

Un 1984 che parla al presente
Questo 1984 non è solo teatro: è uno specchio. Ci costringe a chiederci quanto siamo davvero liberi, quanto siamo consapevoli, quanto siamo disposti a difendere la nostra voce in un mondo che ci vuole uniformi.
Il passato, come suggerisce lo spettacolo, è già futuro. E il futuro, forse, è già qui.
INFO
1984 – Teatro Binario 7
Regia: Corrado Accordino
Con: Aquilino, Crasti, Ornatelli, Rubino, Vicardi
Sala Picasso – Durata: 90’
Date
30 e 31 gennaio 2026 – ore 21
1 febbraio 2026 – ore 16
Biglietti
20 € intero · 15 € ridotto · 6 € under 18
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Photo Stefano Boccioni, courtesy of Teatro Binrio 7
Testo Delmira Quintana




