La Stazione Centrale a Milano come non si è vista mai

La Stazione Centrale a Milano come non si è vista mai

Scritto da Stefania Mezzetti on . Postato in Cultura, Turismo

APPARENTEMENTE SPETTRALE, FERMA NEL TEMPO, LA STAZIONE CENTRALE DI MILANO HA SUBITO UN ABBANDONO A CAUSA DELL’EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA. UNA DELLE ICONE CITTADINE SI STAGLIA CON LA SUA IMPONENZA MONUMENTALE, NON PIÙ ASSALITA DA GENTE CHE PARTE, GENTE CHE ARRIVA, GENTE CHE CI SI PERDE DENTRO, ORMAI LIBERA DA ESIBIZIONI DI SKATE SUL PIAZZALE

Milano, Italia.
La Stazione Centrale è la seconda stazione più grande d’Italia, dopo Termini. A seguito di un importante intervento di restauro conservativo d’architettura civile, da qualche anno è cambiata molto, prima era solo un luogo di passaggio con poco da offrire. Quando si scendeva dal treno si trovava un’atmosfera fumosa, una galleria in vetro e ferro e un enorme orologio a scandire minuti preziosi. C’era anche un inquietante museo delle cere, che in pochi hanno avuto voglia di visitare. L’alto soffitto, l’atrio buio e la facciata enorme, incombente toglieva il fiato con statue di cavalli e leoni e fasci littori in stile fascista.

In questa situazione in cui il virus ha limitato i nostri spostamenti, vale la pena di andare in stazione senza partire, ma solo per conoscere da vicino un luogo dove la storia e l’arte resistono contro ogni tempo, proprio come si visiterebbe un museo. La Stazione Centrale di Milano, opera dell’architetto Ulisse Stacchini, risale al 1931 ed è un esempio di eclettismo architettonico unico in Italia. Infatti, durante gli anni della sua realizzazione, intervennero parecchie modifiche rispetto al progetto originale del 1906, a causa dei rilevanti mutamenti politici che lasciarono il segno inconfondibile sul monumento.

Un melange di Art Deco e Art Nouveau, figure allegoriche tra scienza e astrologia, vetro, acciaio e marmi pregiati. Una serie di bassorilievi, realizzati dallo scultore Alberto Bazzoni, raffigurano la celebrazione di Roma e della sua storia in un racconto articolato in sei scene di grandi dimensioni, visibili sul prospetto frontale entrando dall’ingresso principale. Ai lati stretti del salone si possono notare i segni zodiacali e le fasi del giorno, che esulano dal tema della romanità ma destano curiosità. Se l’atrio seppur suggestivo con i suoi 42 metri di altezza, risulta monotono e cupo, sul piano a livello dei binari la luce e il colore dominano l’atmosfera.

L’elegante navata ospita la famosa galleria dei mosaici, esaltati dalla luce che penetra dai finestroni. Le piastrelle realizzate nel trentennio da una vetreria di Venezia, ricoprono con disegni allegorici il pavimento e le pareti: alcuni inquietanti con famiglie alla deriva su zattere, donne con bambini in grembo, uomini che chiedono aiuto. Altri evocativi come l’uomo col fuoco, simbolo di un faro per coloro che hanno perso la rotta. Sul lato maggiore sono rappresentati i mezzi di trasporto e di viaggio: figure femminili sovrapposte reggono nella mano destra ognuna una conchiglia con perla. Aria con il volo, terra con il trasporto su treno, acqua con la navigazione e sul paviento grandi riproduzioni stilizzate della Ruota Alata.

La Stazione è stata oggetto nello scorso decennio, di una complessa riqualificazione che le ha dato una dimensione commerciale, movimentandone gli ambienti con una serie di scale mobili che scorrono fra la cittadella di negozi e ristoranti esotici.

Grazie ai lavori che hanno impegnato il sito per diversi anni, oggi è ben visibile l’effetto finale dell’opera di restauro. Basta ruotare lo sguardo per coglierne la nuova identità: un caleidoscopio di marmi e una sequenza di ambienti monumentali ristrutturati, dove la luce naturale gioca con quella artificiale mettendo in risalto bassorilievi, decorazioni, volte e manufatti.

Le ampie navate, le grandi vetrate fanno di questo luogo una cattedrale surreale dove l’architettura unisce la spettacolarità alla funzionalità. Il “non luogo” ha preso vita, è diventato territorio d’inclusione e contaminazione dove trovano posto sfilate di moda e concerti pop, dove accomodarsi per ordinare un cocktail e far viaggiare l’immaginazione, dove quando prendere un treno non è poi così essenziale.

Info: http://www.grandistazioni.it/

Stefania Mezzetti

Stefania Mezzetti

Una vita in viaggio, un destino che mi vede sempre con le valige pronte. Ho vissuto parecchi anni della mia gioventù all’estero, grazie a mio padre che con il suo lavoro mi ha fatto girare il mondo. La mia esperienza di viaggiatrice si è consolidata negli anni con reportage e servizi da tutto il mondo, spesso a bordo di un treno che mi accompagnava alla scoperta di paesaggi e località incredibilmente affascinanti. La mia specializzazione nella stampa turistica è attestata dal GIST (gruppo italiano stampa turistica) e dai tanti articoli che scrivo in collaborazione con testate del settore.