
Ph. Courtesy by Teatro Manzoni
Nel teatro storico di Monza approda un testo di inizio anni Ottanta scritto da Dario Fo e Franca Rame, coppia nella vita e sul palco, “Coppia aperta quasi splancata”. Una riflessione semi seria sull’evoluzione della coppia. Straordinaria la bravura di Alessandra Faiella.
Monza (MB), Italia.
Cosa si intende quando si dice “coppia aperta”? Oggi, ben poco… Almeno per i giovani di questa generazione. Nel 1982, quando i mitici Dario Fo e Franca Rame hanno scritto questo spettacolo, voleva dire di più. Eravamo all’indomani dei movimenti di contestazione dei valori tradizionali, del femminismo, dell’approvazione della legge sul divorzio. Oggi, nel contesto fluido in cui si muovono le relazioni, la stessa definizione di coppia, chiusa o aperta che sia, sembra aver perso consistenza. Sembra!
Le bravura attoriale di Valerio Bongiorno e Alessandra Faiella (esilarante fino alle lacrime) ha dimostrato, interpretando il testo originale ma adattato ai tempi, che certi ruoli sono duri a morire. Che non si tratti di stereotipi ma di natura?
Giunto a una certa età il maschio…
Ecco che giunto a una certa età il maschio/marito sente di dover “cercare fuori dalla coppia interessi e passioni che lo stimolino” e la donna/moglie vorrebbe tanto ma tanto essere non solo “profondamente stimata” dal coniuge. Non è necessario spiegare cosa davvero significhino queste metafore.
In un ritmatissimo scambio di battute la coppia allora si “apre”: il figlio, cresciuto a pane e inglese, con perfetto linguaggio anglo-motivazionale, spinge la mamma, provata da vari tentativi di suicidio, a rifarsi una vita e cercare nuove avventure. Il marito approva fino a che, a casa della moglie, dove ancora si reca imperterrito per farsi offrire il pranzo, riceve la notizia che effettivamente lei si è innamorata, frequenta un fisico, una mente brillante e pure giovane… Tutta l’apertura di cui sopra a quel punto vacilla perché, come dice Antonia “La coppia aperta funziona se è aperta da una parte sola: se lo è da tutte e due ci sono le correnti d’aria e ci si prende il raffreddore“. Crolla definitivamente, poi, quando scopre che l’amante non è un lui bensì una lei. Cambiamento d’obbligo nel 2023. Sarebbe stato troppo antiquato diversamente.
Grandissimo successo di pubblico
Grandissimo successo di pubblico che ha riempito il teatro di risate e applausi a scena aperta incapace di resistere alla verve comica di Faiella (che passava senza difficoltà dalle citazioni di De Niro e Sophia Loren alle imitazioni dei discorsi 68ttini triti e ritriti e delle “artiste” che in ritardo di 50 anni sulla Storia vivono nelle comuni e cercano se stesse) e alla tensione del dialogo tra Mario/Bongiorno e Antonia/Faiella, molto complici sul palco e davvero autorevoli nei rispettivi ruoli.
Un po’ di amaro in bocca
Solo per un attimo è balenato in scena il riferimento a una tragedia vera. Quando il marito, piccato per le prese in giro della moglie che gli dice che, con quella sciarpa lì, pare il prete che viene a benedire la casa a Pasqua, perde la testa e tenta di strangolarla con la sciarpa stessa e subito dopo di violentarla, pentito ed eccitato insieme, quasi come a voler marcare il territorio e ristabilire i ruoli che si erano persi, ecco, in quel momento, l’associazione con la tragedia del femminicidio avviene. Avviene eccome. Ma è solo un momento. Poi passa, portata via dal soffio leggero della comicità che garantisce divertimento puro per tutta la durata dello spettacolo.
Info: Teatro Manzoni Monza




