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Il cammino di Santiago: diario di un’indimenticabile avventura

Il viaggio comincia con la partenza da Bergamo e l’arrivo notturno a Porto. La città portoghese accoglie i viaggiatori con il suo splendore barocco, le chiese decorate, la stazione di São Bento rivestita di azulejos e la storica cattedrale Sé do Porto, offrendo una prima immersione tra arte e panorami marittimi prima del treno verso Viana do Castelo.

Bergamo, Italia.

Da Bergamo a Porto: l’inizio del viaggio

Con mio fratello partiamo dall’aeroporto di Bergamo con la benedizione dell’arcobaleno, cupola iridescente che congiunge la terra al cielo: “Avvolge il cielo con un cerchio di gloria, l’hanno teso le mani dell’Altissimo.” (Sir 43, 12). Dall’aereo un manto folto di nuvole galleggia sospeso nello spazio ceruleo, “trafitto da un raggio di sole” (Quasimodo, Ed è subito sera).

Quando arriviamo a Porto è già notte e la città portoghese brulica di luci dall’ultimo sguardo dal velivolo. Chiamiamo un taxi e raggiungiamo l’albergo. L’indomani visitiamo questa suggestiva località che si distingue per lo splendore delle chiese, nella loro fastosità barocca, profusione di oro, espressività drammatica delle statue (molto diffusa è la rappresentazione della passione di Cristo e della Vergine addolorata). La Cappella delle anime è celebre per i suoi azulejos (piastrelle decorative azzurre), tratto folcloristico che attira numerosi turisti, i quali gareggiano nel farsi le foto dinanzi alla facciata, dove spicca la storia di S. Francesco D’Assisi e di S. Caterina d’Alessandria.

Di azulejos – oltre 20.000 piastrelle in ceramica dipinte a mano dall’artista Jorge Colaço – è lastricata in modo caratteristico, con scene che raffigurano la storia del Portogallo, eventi epici e l’evoluzione dei trasporti, anche la stazione São Bento, egualmente oggetto di attrazione. La cattedrale poi, Sé do Porto, rifulge per le meraviglie architettoniche che, dall’inizio della costruzione intorno al 1110, fino al suo completamento nel 1737, hanno conosciuto diverse stratificazioni in stile romanico (la struttura principale originaria), gotico (i chiostri decorati sempre con gli azulejos) e barocco (aggiunte come finiture dorate e ornamenti pregiati). Dall’alto si può godere della splendida visuale che spazia dal centro urbano al mare.

Scendiamo quindi fino al porto, anche questa nota meta turistica, con i locali affollati. Per rinfrescarci, nel caldo che nei primi di settembre non accenna a diminuire, ci prendiamo un bel gelato. È già ora di partire con il treno per Viana do Castelo; avremmo voluto indugiare a godere delle bellezze di questa affascinante città, nel lussureggiante florilegio di chiese spettacolari, come l’Igreja de São Francisco, Santa Clara, des Clérigos, de S. Ildefonso, ma il tempo è tiranno… Al nostro arrivo a Viana ci accoglie una tenue pioggia; andiamo a letto senza cenare. Domani ci attende un lungo cammino.

La prima tappa portoghese: scogliere e oceano

La prima tappa del nostro itinerario portoghese lungo la costa prevede 27 km fino a Caminha. È un tragitto lungo e pieno di tentazioni che ci inducono a sostare: le spiagge, dove ci bagniamo appena, perché l’oceano è indomito e quindi rischioso; i locali, in particolare il bazar Laranjo, che è anche un bar dove ci prendiamo uno smoothie infrescante e dove trovo un vestito caratteristico a frange multicolori con tanto di conchiglia dorata sul davanti, simbolo del cammino di Santiago. Decido che l’indosserò il giorno dell’arrivo come ricompensa.

I paesaggi, così selvaggi, sono favolosi: percorriamo lunghi tratti con imponenti scogliere brune, ci addentriamo anche in mezzo ad una boscaglia per poi tornare ad affacciarci sull’oceano, che è il grande protagonista, un respiro profondo, che fa da costante sottofondo. Prima che il sole tramonti – da notare che in Portogallo siamo un’ora indietro – vogliamo proprio godercelo.

Ci fermiamo di nuovo sulla spiaggia: il rutilante fulgore si dipinge sulle acque, nella maestà dell’eterno splendore. Mio fratello con la sua macchina fotografica professionale si sbizzarrisce a più non posso. Poi riprendiamo il cammino, stavolta senza soste. Bruciamo rapidamente gli ultimi chilometri, attraversiamo Ancora, una cittadina di mare; stavolta senza cedere a lusinghe culinarie, tiriamo dritto. Ormai è notte: menomale che mio fratello è ben equipaggiato e si munisce di torcia; camminiamo in aperta campagna, dove non c’è anima viva. Sembra di non arrivare mai: siamo molto affaticati. Quando, intorno alle 22, vediamo comparire l’insegna della locanda Litos, ci sembra un miraggio: finalmente il meritato riposo!

Ci accoglie generosamente un signore che ci ha aspettato pazientemente fino a quell’ora, insieme ad un ragazzo che ipotizzo sia il figlio. Ci agevolano nelle nostre necessità, stampandoci il modulo per Correos, il servizio, molto efficiente, incaricato di portare a destinazione i bagagli negli alloggi di ciascuna tappa, alleggerendoci così del peso. Ci forniscono tutte le istruzioni necessarie, in particolare per l’imbarcadero: dobbiamo attraversare il fiume Duero al confine. Domani, a Dio piacendo, saremo in Spagna. Andiamo a letto, esausti. Questa giornata è stata di rodaggio: poi impareremo meglio a calcolare i tempi, a diminuire le soste, a partire per tempo, anche perché d’ora in poi le locande ci chiederanno un limite di orario per il check-in.

Al mattino il proprietario ci fa trovare una gustosa colazione con tanto di buon succo d’arancia e brioche: sarà un unicum perché a quanto pare in Spagna non si usa, a differenza dell’Italia per la gran parte, offrire la colazione inclusa a chi pernotta. Ci aspetta quindi una signora che gentilmente ci accompagna con l’auto al luogo dell’imbarco. A questo locandiere do il voto di dieci con lode per la massima ospitalità: si vede che non lo fa solo per guadagno, ma proprio con il cuore, un autentico servizio per i pellegrini.

Verso la Spagna: tra monasteri e borghi marinari

In Spagna partiamo con un’ora di ritardo sulla tabella di marcia per via del cambio orario, in linea con l’Italia, rispetto al Portogallo. Il paesaggio di confine è ancora simile a quello portoghese: l’incanto malioso dell’oceano, le impervie scogliere; c’inoltriamo in boscaglie e attraversiamo verdi vallate; incontriamo anche recinti di cavalli, che ammiriamo nella loro fiera bellezza. Dopo tanti chilometri, è un tuffo al cuore vedere spalancarsi l’oceano costeggiato da un ponte, mentre in alto troneggia il Real Mosteiro de Santa Maria de Oia.

È l’unico monastero cistercense d’Europa costruito in riva al mare, con mura fortificate per difendere la costa dagli attacchi dei pirati. Oggetto di interesse culturale, per l’architettura è un intreccio di stile romanico, gotico e con una facciata barocca del XVIII sec. La porta esterna, nonostante l’ora tarda, è aperta e dalla grata si può intravedere sempre l’oro che circonfonde l’altare, che suggerisce lo splendore divino. Anche se sono le 20, il sole, che in Spagna sorge (alle 7 è ancora buio) e tramonta tardi (si fa notte alle 21) ancora splende sovrano, dipingendo un sentiero di luce.

Il proprietario della struttura Jardìn del Mar dove siamo diretti ci ha imposto tassativamente di arrivare entro le 20 a Puerto de Mougás, ma mancano ancora due ore di cammino e non ci sono mezzi, né bus né taxi. Egli si offre gentilmente di venirci a prendere. Il locale è molto elegante, immerso nel verde e si affaccia sul mare, così che possiamo goderci il tramonto.

Anche stasera a letto senza cena! Per l’ottava tappa ci incamminiamo presto, che è ancora buio, auspichiamo di arrivare nel limite dell’orario richiesto che ogni volta è progressivamente anticipato e per questo ora siamo più allenati. Sono in media 5-6 ore di cammino per una ventina di chilometri approssimati per eccesso o per difetto. Scaliamo una montagna brulla e aguzza e dall’alto contempliamo il mare.

Infine giungiamo alla città di Baiona, caratteristica per la sua fortezza. Qui trovo uno zaino molto più confortevole e a buon prezzo, oltre che secondo i miei gusti floreali, e anche un vestitino fresco e sandali da indossare quando ‘approdiamo’ negli alloggi. Visitiamo anche la chiesa di Santa Maria da Guardia, che rifulge d’oro sull’altare e in cui sono presenti diverse statue di santi, tra cui spicca una donna crocefissa che fa impressione (dovrebbe essere S. Giulia, secondo la mia ricerca). Più avanti troviamo una spiaggia con un’insenatura dove l’acqua è calma: qui sostiamo per fare il bagno.

Questa volta possiamo prendercela comoda, perché ci sono rimasti pochi chilometri. Infatti nel pomeriggio arriviamo a S. Pedro de la Ramallosa, alla struttura di accoglienza Pazo Pias che, a giudicare dagli ampi spazi e dalle statue religiose, doveva essere un convento. È circondata dal verde: ne approfitto per rilassarmi, leggere e scrivere. Per la prima volta abbiamo tempo di ristorarci fin dal pomeriggio. Dopo una bella doccia, abbiamo anche la possibilità di fare la lavatrice. Poi andiamo a prenderci qualcosa da mangiare al centro commerciale vicino e il gelato. Domattina presto dobbiamo prendere il bus per Vigo: saltiamo una tappa in modo da poterci godere una giornata intera a Santiago.

Tappa a Vigo e arrivo a Pontevedra

Ci alziamo che è ancora buio; tuttavia, non capiamo dov’è la fermata e perdiamo il bus. Fortunatamente mio fratello chiede ad un ufficio informazioni che sa indicarci e riusciamo a salire sul prossimo: abbiamo ritardato parecchio. Vigo è una città molto grande, che ci alletta con le sue tentazioni. Prima di tutto ad accoglierci è la Basilica Santa Maria de Vigo, con un crocefisso al centro splendente di luce. Mio fratello cerca i gommini di ricambio per i bastoni: ci mettiamo un po’ a trovarli; giriamo in un negozio cinese, dove trovo una canottiera celeste e un fermaglio a conchiglia, e infine alla Decatlon, dove compro un costume sportivo a fascia e a pantaloncini celeste. In un centro commerciale mi prendo un piatto di pasta confezionato economico che da tempo non mangiavo. Dopo aver consumato il pasto, ci rimettiamo in cammino.

Abbiamo perso molto tempo e dobbiamo recuperare. C’inoltriamo nella campagna che affaccia sul mare; più in là s’intravede un ponte, mentre in un bosco zampillano cascatine d’acqua. Attraversiamo Arcade e facciamo tappa in un’altra Chiesa: Igrexa de San Andrés de Cedeira, sempre con le decorazioni in oro dietro l’altare e le statue espressive. Poi ancora ponti e, infine, dobbiamo percorrere un lungo tratto di strada trafficato di auto e camion, prima di approdare al sospirato alloggio. Abbiamo dovuto chiedere di aspettarci per il check-in: alle 19,30 al Chocolate & Menta di Redondela ci accoglie una simpatica ragazza che ci fornisce tutte le istruzioni. La stanza si affaccia proprio sul mare e la spiaggia dista 5 minuti. Anche se è tardi, non posso rinunciare a fare un bel bagno prima dell’imbrunire: sembra più un lago.

Questa sarà l’ultima volta, poi ci addentreremo sempre più verso il continente, confluendo nel cammino centrale. Stasera ci trattiamo bene e, grazie al servizio che lo permette, ci ordiniamo una pizza. L’indomani c’incamminiamo di buon’ora, all’alba; incontriamo la Cappella De Sta. Marta, anno 1617 a Bertola, finché raggiungiamo il Ponte Medieval de Pontesampaio, secondo la leggenda frequentato dalle streghe. In questo punto strategico, costellato di capesante lasciate dai pellegrini, non può mancare la foto di rito. Quindi, ci attende Pontevedra: una città ricca di storia e cultura, che abbiamo tempo di visitare, arrivando alla locanda nel primo pomeriggio.

Le chiese sono la principale attrazione: quella della Vergine pellegrina, con la pianta a forma di conchiglia, (costruzione iniziata dal 1778), la cui icona, del XIX sec, è patrona della provincia di Pontevedra e del cammino portoghese; la cattedrale S. Maria la Mayor, risalente al XVI sec., esempio di stile gotico isabellino, con il portico decorato e il campanile da cui si può salire in alto e ammirare la splendida visuale che spazia dalle montagne al mare. Finalmente posso andare a Messa, che qui è alle 20,30. Ho notato un notevole fervore in tutte le chiese spagnole: si recita sempre il rosario prima della funzione; in particolare, qui il sacerdote è molto giovane e indossa la tonaca, ciò che è piuttosto raro a vedersi ai nostri tempi.

Ammiriamo, poi, le rovine archeologiche della chiesa di S. Domenico (XIII sec); la movida notturna ci sorprende ancora a girovagare per la città.

Caldas de Reis e l’avvicinamento a Padrón

L’indomani, passando per la campagna, che ci offre generosamente assaggi di frutti selvatici come more, pesche, mele e grappoli d’uva, raggiungiamo Caldas de Reis, nota per le acque termali: mio fratello ne usufruisce, mentre io vado alla Messa. Inoltre, ho la fortuna che questo primo venerdì del mese c’è l’adorazione, proprio come nella mia città: rimango in comunione. L’Iglesia de S. Tomas Becket è proprio attaccata all’alloggio, per cui se faccio tardi non è un problema. La proprietaria de la Pension des peregrinos la Moderna, destinato esclusivamente ai pellegrini, parla un buon inglese – ciò che presso gli spagnoli non è affatto scontato – ed è molto gentile: ci ha offerto anche un panino per merenda.

Infine, ci attende l’ultima tappa prima di Santiago: Padron. Qui alloggiamo a Casa Maia, nell’area archeologica di Iria Flavia, di origine romana, intitolata all’imperatore Vespasiano. Se all’inizio del cammino per lunghi tratti eravamo spesso soli, incontrando ogni tanto qualche pellegrino, come un gruppo di giovani italiani all’inizio, ora che confluiamo verso quello centrale, siamo in molti a condividere l’itinerario e ci si ritrova nei punti di ristoro.

Un piatto tipico nutriente che ho imparato a conoscere in Spagna è la tortilla: una frittata con le patate molto appetitoso. Padron è importante perché, secondo la tradizione, da qui partì la barca che trasportava le spoglie di S. Giacomo il maggiore, che morì proprio in questa località. Nell’Iglesia de Santiago, infatti, sotto l’altare, è custodita gelosamente la pietra (pedrón) del mezzo di navigazione da cui prende il nome la città.

Incontro un legionario di Cristo che mi dice di essere partito da Roma con un gruppo di pellegrini italiani, polacchi, inglesi… Anch’essi contano di arrivare domani a Santiago. Il rush finale lungo il tratto in mezzo alla campagna è costellato di incontri particolari: una donna che ci fa il timbro che ci dice di amare l’Italia; “o pianista do camiño” che ci allieta con le sue note e ci fa sentire a casa, perché la musica è universale. Facciamo tappa al Café -Taperìa “O camiño” a Milladoiro. Questa è l’ultima sosta. Ci addentriamo nelle vie cittadine, trepidiamo per l’arrivo: la mèta è sempre più vicina, mentre stanchi e sudati camminiamo sotto il sole.

L’arrivo trionfale a Santiago de Compostela

Ed ecco la grande piazza dell’Obradoiro: l’esultanza e la commozione ci assalgono, mentre c’inondano i canti di festa; immancabile è la foto di rito che celebra il trionfo. Ringraziamo l’Altissimo, perché, come è scritto nel Deteuronomio, durante il cammino “il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato.” (Dt 8,4). La cattedrale di Santiago ci accoglie con la sua profusione d’oro: la fastosità barocca è spettacolare, da lasciare senza fiato. Dietro l’altare spicca la statua di S. Giacomo sedente (nella cattedrale fin dal 1211), su un trono rinnovato tra il 1659 e il 1671 su disegno di Vega y Verdugo, con l’aggiunta di bastone, corona, mantello d’argento e pietre preziose.

Essa, nella Capela Major, è attorniata da otto angeli, putti rubicondi che sorreggono il baldacchino, progettato da D. De Andrade e da Vega y Verdugo, realizzato dai migliori artisti del tempo, tra cui: Pedro de la Torre, Francisco de Antas, Bernardo Cabrera, Simón López, Pedro Taboada, Juan de Cabrera, Lucas Serrano, Peňa de Toro, Mateo de Prado e Brais do Pereiro.

Al di sopra compare lo stemma reale al centro, tra le Virtù Cardinali della Fortezza e della Prudenza sedute ai lati del frontone curvo spezzato; in basso, vi è la scultura policroma di Santiago cavaliere su un cavallo bianco di Mateo de Prado; vi sono colonne tortili dorate che richiamano quelle del Bernini nella Basilica di S. Pietro. Sul paliotto in oro e argento sbalzato presieduto da Cristo in Maestà, tetramorfi, Anziani dell’Apocalisse e Apostoli, troneggia un tabernacolo in cui è incastonata l’Immacolata Concezione fusa da Jacob Pecul su disegno di Melchor De Prado y Mariño. Vi è poi l’immagine di Santiago Pellegrino circondato da re Alfonso II, Ramiro II, Ferdinando II e Felipe IV, opera di Pedro Del Valle (1667).

Gli ornamenti dell’altare maggiore furono ideati da Fray Gabriel De Las Casas e realizzati in gran parte dall’orafo Juan De Figueroa. Da due scale laterali si può accedere alla cripta, dove sono custodite le spoglie di S. Giacomo, oltre a quelle di Atanasio e Teodoro, al di sopra di un altare in marmo con due pavoni – l’uno di fronte all’altro -, che bevono dalla coppa dell’immortalità (motivi di derivazione paleocristiana), in un’urna d’argento cesellato che racchiude una scatola in legno di cedro rivestita di velluto rosso e divisa in tre vani per i rispettivi apostoli.

All’interno dell’altare maggiore vi è uno spazio quadrangolare ricoperto di marmi, pietre preziose e metalli; al di sopra è appesa una stella d’argento che rievoca il miracolo del ritrovamento del mausoleo del IX sec da parte dell’eremita Pelagio, il quale avvistò luci misteriose simili a stelle su una collina in Galizia (da cui Campus stellae).

L’urna e il piedistallo in bronzo sono opera dell’orafo Ricardo Martìnez su disegno di José Losada. Salendo i gradini, è tradizione per i fedeli abbracciare devotamente il busto della statua del Santo. Più tardi presentiamo le credenziali per ritirare l’attestato: anche qui altra foto di rito, sorridenti e grati di essere finalmente giunti alla mèta: non è affatto scontato. Partecipiamo alla S. Messa con gioia e riconoscenza. Per festeggiare andiamo a mangiare in una rinomata pizzeria siciliana: veramente gustosa!

La scoperta finale e il ritorno

L’indomani, freschi e riposati, abbiamo il tempo di goderci le bellezze artistiche della città: l’Hostal real, così denominato perché un tempo ospitava i reali, attualmente adibito ad albergo a cinque stelle, con il lusso dei suoi ornamenti; il Museo, con le sue opere in pietra della fabbrica della cattedrale, per il quale, salendo, si può godere della splendida visuale della cornice della piazza; il tesoro della cattedrale, con calici, ostensori, preziosi ex voto, reperti archeologici, il pezzo forte del calendario medioevale del maestro Mateo (con i lavori dei mesi dell’anno scolpiti nella pietra).

Di notevole pregio è il portico della Gloria, all’interno della Basilica, ad accesso limitato in dati orari. Gioiello romanico scolpito nel XII sec. dal maestro Mateo, che impiegò 20 anni per costruirlo, anticamente era l’accesso per i pellegrini, poi, per grave deterioramento, è stato sottoposto ad un profondo restauro dal 2008 al 2018, con un intervento dal costo ingente.

È composto da tre piani: la cripta, che rappresenta il mondo terreno; il portico di tre archi, che si trova al centro e la tribuna, con la rappresentazione del Giudizio Universale e dell’elevazione degli uomini al divino, indicano la salvezza, con un fine dottrinale, perché il Vangelo dell’epoca era l’iconografia. In basso, mostri e bestie alludono al traviamento dell’uomo; mentre gli archi laterali inscenano l’Antico e Nuovo Testamento (a sinistra) e il Giudizio Universale (a destra).

Il grande arco centrale, in cui troneggia Giacomo Apostolo, raffigura l’albero di Jesse, con la genealogia di Cristo, i quattro evangelisti, i giusti e gli angeli, sui quali sono stati rappresentati i 24 anziani dell’Apocalisse; al centro sovrasta la figura di Cristo. Tutti conversano mentre preparano i loro strumenti per annunciare la gloria. Dopo il restauro colpisce la vivace policromia che ha restituito l’architettura alla sua antica bellezza. Con una passeggiata nel parco si chiude la nostra avventura a Santiago.

L’indomani, dopo la prima Messa per la Natività della Madonna e l’ultimo saluto alla cattedrale, prendiamo il treno per La Coruña e l’aereo ci riporta a casa, carichi di un’esperienza indimenticabile. Perché una terra va contemplata, ascoltata, assaporata, odorata, toccata: goduta con tutti e cinque i sensi, oltre, in questo caso, alla sensibilità spirituale. Questa è la bellezza del cammino.

Testo a cura di Flavia Buldrini. Foto Emanuele Buldrini

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