Dal 21 settembre all’11 ottobre Milano torna capitale della danza contemporanea con la quarantesima edizione di MILANoLTRE. Ad aprire la programmazione scenica, il CCN – Ballet de Lorraine, mentre nelle settimane successive il festival attraversa nuovi linguaggi, sport e cultura digitale.
Milano, Italia.
Quarant’anni di danza, ricerca e trasformazioni. MILANoLTRE celebra nel 2026 la sua quarantesima edizione e lo fa scegliendo di non trasformare l’anniversario in una semplice retrospettiva.
Il festival, in programma dal 21 settembre all’11 ottobre, si inserisce nel progetto triennale BODIES IN-BETWEEN 2025>2027 e dedica quest’anno particolare attenzione alla relazione fra danza e sport: due linguaggi che lavorano sul corpo, sulla disciplina, sul limite, sulla performance e sulla capacità di superarlo. Il Teatro Elfo Puccini rimane il centro della manifestazione, che si estende anche a BASE Milano, Biblioteca Sormani, PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea e MA*GA di Gallarate.

TURNING BURNING – Jan Martens (c) Cesar Vayssié
Il Ballet de Lorraine apre il quarantennale
Il primo grande appuntamento della programmazione scenica è affidato al CCN – Ballet de Lorraine, compagnia associata al festival per il triennio 2025-2027.
Quattro opere e tre firme della coreografia internazionale: Synchronicité e Works di Maud Le Pladec, Turning Burning di Jan Martens e The Fugue di Twyla Tharp. Quattro linguaggi diversi che attraversano classico, minimalismo, ricerca musicale e costruzione collettiva del movimento.
È una scelta coerente con lo spirito del quarantennale: mettere in dialogo ciò che la danza ha ereditato con ciò che può ancora diventare.
Il Ballet de Lorraine nasce nel 1968 ad Amiens come Ballet-Théâtre Contemporain, si trasferisce successivamente a Nancy e nel 1999 diventa Centre chorégraphique national. Dal gennaio 2025 è diretto da Maud Le Pladec, già direttrice della danza delle cerimonie dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Parigi 2024.
Quattro opere, quattro modi di interrogare il corpo
Con Works, Maud Le Pladec parte dalla grammatica della danza accademica per forzarne progressivamente i confini. Dieci interpreti si muovono sulla rilettura della Settima Sinfonia di Beethoven firmata da Michael Gordon, in un equilibrio continuo tra controllo e liberazione del gesto.
Tra i momenti più suggestivi della serata c’è però Turning Burning di Jan Martens. La coreografia si costruisce quasi interamente sul movimento circolare: i danzatori ruotano, si organizzano in geometrie, si separano e tornano a ricomporsi. La ripetizione diventa progressivamente ipnotica.
Poi le lettere sulle magliette degli interpreti si allineano e fanno emergere il messaggio: “The world is burning”. Movimento e significato finiscono per coincidere: mentre il mondo brucia, i corpi continuano a girare. Un’immagine semplice e molto potente.
Con The Fugue, invece, si torna a uno dei lavori storici di Twyla Tharp, creato nel 1970. Tre interpreti costruiscono una partitura coreografica fatta di variazioni, ritmo e precisione: il suono dei passi diventa parte stessa della composizione. Una dimostrazione di come un lavoro nato più di cinquant’anni fa possa risultare ancora radicalmente contemporaneo.
Chiude il cerchio Synchronicité, firmata ancora da Maud Le Pladec e nata nell’ambito della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi 2024. Pensata inizialmente per il grande spazio urbano lungo la Senna, viene trasferita sul palcoscenico mantenendo la forza e l’energia del movimento collettivo.

Non solo spettacolo: i nuovi linguaggi della danza
La quarantesima edizione utilizza però la danza anche come strumento per leggere il presente.
Il 26 settembre, Noemi Piva porta in scena Settembre non arriverà mai, lavoro che parte dai ricordi e dalle narrazioni familiari dell’infanzia. Nella stessa serata Francesca Santamaria presenta GOOD VIBES ONLY (the great effort), trasformando scrolling, trend social e logiche algoritmiche in materiale coreografico.
Il giorno successivo il programma attraversa territori ancora differenti: Adriano Bolognino lavora sul tema della speranza con Last Movement of Hope – Capitolo II: organi, mentre Glenda Gheller guarda alla cultura ballroom e al pensiero di bell hooks con Love Parade.
Tempest: la rabbia diventa movimento
Uno degli appuntamenti più attesi del primo weekend è Tempest, in prima nazionale il 27 settembre, firmato da Voetvolk, compagnia belga fondata nel 2007 dalla coreografa e performer Lisbeth Gruwez e dal musicista Maarten Van Cauwenberghe.
Gruwez è sola in scena. La rabbia non viene raccontata semplicemente come esplosione, ma come energia da attraversare e trasformare. Il movimento attinge anche alla precisione delle arti marziali e alterna tensione, accelerazione e improvvisi momenti di calma.
È forse qui che emerge con maggiore chiarezza il senso di questa edizione di MILANoLTRE: usare il corpo per interrogare il tempo in cui viviamo. Dal mondo che brucia di Jan Martens al corpo governato dagli algoritmi di Francesca Santamaria, dalla rabbia di Tempest al rapporto fra danza e sport, il festival non utilizza la contemporaneità come semplice ambientazione, ma come materia da mettere in movimento.

Tre buoni motivi per seguire MILANoLTRE
- Per vedere alcuni dei migliori interpreti e autori della danza contemporanea internazionale.
- Per attraversare linguaggi molto diversi, dal grande repertorio alla sperimentazione più recente.
- Per scoprire come la danza può raccontare temi contemporanei come identità, sport, rabbia e trasformazione.
INFO
MILANoLTRE FESTIVAL – 40ª edizione
BODIES IN-BETWEEN 2025 > 2027
21 settembre – 11 ottobre 2026
Teatro Elfo Puccini, BASE Milano, Biblioteca Sormani, PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, MA*GA – Museo Arte Gallarate e altri luoghi.
Photo courtesy of Veronica Pitea, ufficio stampa & comunicazione




