“Arrusi” è una parola che fa male solo a pronunciarla. Usata per marchiare, per umiliare, per isolare. Ma in questo spettacolo diventa uno strumento di memoria, un titolo che restituisce voce a chi è stato ridotto al silenzio.
Milano, Italia.
“Arrusi” è un termine dialettale siciliano (di Catania, in particolare) utilizzato in modo spregiativo per indicare gli omosessuali, in particolare gli uomini.
Arrusi racconta tre storie realmente accadute in tre epoche diverse, ma tutte segnate dalla stessa ferita: la negazione del diritto di essere sé stessi.
In scena al Teatro Filodrammatici di Milano, Arrusi è uno spettacolo che attraversa la storia del Novecento e arriva fino a oggi per raccontare, con potenza, la discriminazione verso l’omosessualità.

Tre storie vere, tre epoche, tre nomi: Francesco, Amparo e Aurelia. Vicende lontane nel tempo e nello spazio ma unite da un medesimo filo di intolleranza, repressione e diritti negati.
Scritto da Gabriele Scotti e diretto da Omar Nedjari, lo spettacolo prende ispirazione da documenti, lettere, testimonianze reali e costruisce una drammaturgia che si muove su tre piani narrativi. I protagonisti si trovano a confrontarsi con scelte imposte dall’alto, con istituzioni che negano l’identità, con una società che stigmatizza.
Il primo episodio ci porta a Catania nel 1939, dove il questore Molina ordina una serie di arresti contro uomini “sospettati” di omosessualità. Definiti arrusi, vengono interrogati, condannati e confinati alle isole Tremiti.
Il secondo ci trasporta nella Spagna franchista del 1970, dove la legge sulla “pericolosità sociale” impone la rieducazione degli omosessuali in carceri dedicate.
L’ultimo si svolge nell’Italia del 2023, con la vicenda della procura di Padova che impugna gli atti di nascita di 33 bambini nati da coppie omogenitoriali.

Attraverso questi tre casi, Arrusi mostra come la discriminazione possa assumere forme diverse ma mantenere la stessa matrice: negare il diritto all’identità, alla famiglia, alla libertà. E come i diritti conquistati non siano mai davvero garantiti.
Sul palco, Marika Pensa, Simone Tudda e Sandra Zoccolan danno voce non solo ai tre protagonisti, ma anche a un’intera rete di personaggi secondari: carcerieri, madri, giudici, figli, spettatori, complici. La scena, essenziale ed evocativa, è firmata da Maria Spazzi.
La regia mantiene un ritmo fluido e incalzante, senza pause didascaliche, in un continuo gioco di rimandi e trasformazioni. I tre fili narrativi si avvicinano, si sfiorano, si sovrappongono. E a un certo punto si toccano.
Il foyer del teatro ospita la mostra fotografica L’isola degli Arrusi di Laura Rigolli, un viaggio visivo nei luoghi del confino e della memoria.

INFO
Date
Da martedì 20 a domenica 25 maggio 2025
Teatro Filodrammatici – Piazza Paolo Ferrari 6, angolo via Filodrammatici, Milano
Orari degli spettacoli
• Martedì, giovedì, venerdì, sabato ore 20:30
• Mercoledì e domenica ore 19:30
Biglietti
Prezzo: da 30 a 15 euro
(esclusi diritti di prevendita)
Informazioni
+39 02 36727550
biglietteria@teatrofilodrammatici.eu
www.teatrofilodrammatici.eu
Photo courtesy of Ufficio Stampa Atir
Testo Ornella Lameri



