Vincenzo Butticè: l'importanza di comunicare la cucina di casa

Vincenzo Butticè: l’importanza di comunicare la cucina di casa

Scritto da Carlo Ingegno on . Postato in Food&Drink

Intervista a Vincenzo Butticè, manager chef di Atrattoria e del ristorante il Moro di Monza. Dai ricordi personali che lo chef reinventa nascono i piatti che celebrano le stagioni e i simboli della cucina della sua gente. Cerca sempre di mettere nel piatto la memoria, la testimonianza di una Sicilia con tutto il suo fascino, i luoghi e le persone. Dall’importanza delle materie prime al bisogno di comunicare con il prossimo, ecco cosa ci racconta Butticè di una cucina che si ispira alla circolarità.

Monza, Italia.

Una piacevole sorpresa

Lucia Iaccino, l’eclettica responsabile del ristorante Atrattoria lo mette in chiaro da subito: l’idea del ristorante Atrattoria nasce dalla mancanza di avere una cucina di casa, il bisogno, la necessità di parlare a tavola. L’idea riprende un pò il concetto della famiglia, lo stare insieme, l’atmosfera di casa, vedere le persone comunicare tra i tavoli. La nostra cucina ricalca la vera tradizione siciliana, lo potrete avvertire in ogni piatto a partire da un semplice spaghetto al pomodoro. Volevamo entrare nel cuore dei monzesi creando un luogo smart, è questa la filosofia della Atrattoria. E poi c’è Vincenzo, lo chef, che ti spiega i piatti con passione, coinvolge i clienti e ti fa assaggiare gli imperdibili prodotti della salumeria.


Come è arrivato nel mondo culinario?

L’amore per la tavola, la condivisione e la socialità. Valori trasmessi dalla nonna materna per la quale sedersi a tavola era sempre un momento di festa e di gioia e da rendere grazie a Dio.
Il valore del cibo nella sua essenzialità e semplicità da condividere con chi seduto a tavola .

Come vive la realtà monzese e quali obbiettivi si è dato?

Ormai con la mia Famiglia viviamo a Monza dal 2006, e dal 2007 abbiamo rilevato il Moro di Monza e conosciamo molto bene i gusti e le abitudini dei monzesi. Se il Moro si caratterizza per il concept fine dining, Atrattoria ultima nata si caratterizza per la trasversalità dell’offerta gastronomica, l’immediatezza dell’offerta e il suo essere family e smart.

L’obiettivo di Atrattoria è offrire ai monzesi la possibilità di usufruire dei servizi di ristorazione senza limiti di orario, dalle 10 alle 22,30 continuato. Dal dolce al salato dalla colazione al dinner e con la possibilità di acquistare ingredienti utilizzati nelle nostre cucine con particolare riferimento al Made in Italy e alla biodiversità italiana.

Come vede la cucina siciliana?

La cucina siciliana è una cucina di sintesi, le ibridazioni cultural gastronomiche che ha goduto da sempre ne hanno caratterizzato le peculiarità rendendola una cucina evoluta, gustosa ed equilibrata. Dalle influenze elleniche, arabe, spagnole e normanne la cucina siciliana riesce trasversalmente a coniugare i codici contadino/marinara con quella aristocratica. La cucina siciliana è la cucina di tutti.

Usa molti ingredienti nella sua cucina?

La nostra cucina, siamo due fratelli a condurre le cucine de Il Moro e di Atrattoria, Salvatore e Vincenzo, è una cucina che si ispira alla circolarità , l’ingrediente dev’essere utilizzato integralmente riducendo al minimo gli scarti. Gli ingredienti, pochi ma buoni che rispecchino la stagionalità e tengano fermamente conto della biodiversità italiana.

Di quale piatto è orgoglioso?

E’ come chiedere ad un Padre quale figlio prediligi, in realtà i piatti ideati e realizzati hanno lasciato e indelebili ricordi, sia nelle fasi progettuali sia quelle esecutive poi sempre soggette all’insindacabile giudizio dei nostri ospiti. Sicuramente i paccheri con il pistacchio di Raffadali dop e i gamberi rossi di Sicilia è uno dei piatti più apprezzati dai nostri Ospiti.

Il suo sogno nel cassetto?

Diffondere alcuni valori, innanzitutto la cucina è il modo di essere e dopo il modo del fare, il secondo valore che vorrei diffondere, la cucina italiana deve caratterizzarsi della biodiversità italiana e ridurre le tendenze esterofile, perché alla fine si mangia quello che si è e quello che si ha.

Info: Ristorante Atrattoria

Scopri anche: Design in nome del gusto, ristorante il Moro celebra i suoi 15 anni

Carlo Ingegno

Il primo grande viaggio? Quasi 15 ore di aereo per attraversare il mondo, ed arrivare in fondo al Sud America, tappa la bella Buenos Aires, dove ci rimane per ben dodici anni. Qui la prima esperienza lavorativa, nell'editoriale Rizzoli, che aveva acquistato nella città tanto amata da Jorge Luis Borges una nota casa editrice. Negli anni ‘80 torna in Italia, a Milano, questa volta per lavoro in Rcs, dove si occupa di immagine e grafica. Inoltre viaggia, fotografa e scrive storie dal mondo con approccio esplorativo sempre attento ai dettagli. Oggi dirige Agenda Viaggi con un gruppo di persone molto speciali. Vive a Monza ma spesso si sposta a Verzimo, un paesino del XI sec. in provincia di Vercelli, in una casa piccola, soleggiata, per metà ristrutturata, un giardino incolto e mobili tutti diversi per epoche e stili, come la vecchia tavola da surf testimone di lunghe cavalcate sulle onde in California o come l'eccentrico menù del caffè Granola a Copenaghen, la foto scattata alla cisterna di vetro colorata da Dumbo, Brooklyn, dell'artista Tom Fruin, e le belle stampe che immortalano la piacevole solitudine sulla spiaggia di Margate nella contea del Kent in Inghilterra.