Un viaggio alla scoperta dell'artigianato autentico

Un viaggio alla scoperta dello “stile autentico”

Scritto da Redazione on . Postato in Agenda Moda, Cultura, Weekend

Un viaggio alla scoperta dell'artigianato autentico

Cultori del bello e del made in italy, tre geni feltrini alle prese con l’oro, il vetro e le stoffe.

Feltre (BL), Italia.
Ci si sente un po’ come il fanciullino del Pascoli nel percorrere le vie del centro di Feltre; ci si riconosce quasi nei panni del buffo Olaf nello scoprire quanto, per gli abitanti, l’artigianato sia un vero e proprio “state of mind”. Un artigianato autentico, capace di resistere in un’epoca in cui il sopravvento dell’industrializzazione e standardizzazione ha tolto molto della poesia caratterizzante questi antichi mestieri. Qui, invece, si celano ancora piccole botteghe di convinti e capaci artigiani, custodi e primi paladini di quegli antichi saperi che, altrimenti, si perderebbero sopraffatti dalle tendenze contemporanee.

Ci vuole passione e pazienza per plasmare l’oro, il vetro, le stoffe; ci vuole l’abilità per saper dare quel tocco di originalità tutto italiano che ha reso il Made in Italy orgogliosamente noto ed apprezzato in tutto il mondo. E se è vero che la fretta non è mai una ottima alleata nella realizzazione di creazioni inconfondibili, è vero anche che la genialità dei feltrini vale la sosta, e il viaggio.

Camminando lungo il dedalo di vie si incontra Sergio Innocente, cultore del bello per indole, orafo per vocazione. I suoi gioielli narrano, infatti, la storia di un adolescente cresciuto alla corte dello zio nella bottega di Torino, il cruccio di un giovane meccanico e la passione di un uomo “maturo” per la ricerca e la cultura etnica. Impossibile non riconoscere i suoi pezzi unici, realizzati a partire da materie prime di assoluto pregio, dall’argento puro, da pietre preziose scovate tra i numerosi viaggi e assemblati rigorosamente a mano. Soltanto i macchinari indispensabili nel suo lavoro costituiscono i compagni delle lunghe ed intense giornate trascorse in laboratorio, vissute appieno con un amore sconfinato e tipico di quei veri artigiani ed artisti che, conoscendoli, è difficile dimenticare. E ciò non già per i gioielli dal concept e dalla fattura sorprendente, ma per il suo sguardo vivido come la sua vena creativa, acuto come il suo innato spirito di osservazione e la sua abilità di plasmare l’argento puro, l’oro ed altre leghe facendone delle opere d’arte.

A pochi passi dall’uscio di Sergio, si apre “Silviapotter”, altro angolo di quella Feltre custode di antichi mestieri. Già incontrandola, si intuisce l’intraprendenza di Silvia Decet: argentina di nascita e italiana per adozione, amante di canto, ballo, musica, arte e con alle spalle una rispettosa carriera di traduttrice, la si scova oggi piacevolmente immersa nel mondo del vetro e della ceramica. Basta ascoltarla per rendersi conto della sua poliedricità e autentico amore per le arti; basta ascoltarla descrivere la sua attività per cogliere il suo profondo studio (quasi ventennale) tra argille e torni; basta osservarla attentamente lavorare per comprendere quanto quella certosina sovrapposizione di smalti e una cottura oltre i 1000°C siano figli di una indole “duttile” e di una innata genialità. Ci vuole, infatti, quel tocco da artista e una mente sottile per interpretare appieno l’essenza di materie prime e nel dar loro una nuova vita grazie a tecniche apprese con inconscio sacrificio, studio teorico ed empirico. Ed è così che la nostra Silvia affianca alla ceramica la manipolazione del vetro vuoto e pieno, creando gioielli dalle forme audaci, oggetti dalle vivaci cromie combinate elegantemente con materiali di recupero, ai quali si è pian piano avvicinata.

È, invece, un’espressione artistica assolutamente rara e peculiare la passione di Elena Sanson, da diversi anni piacevolmente impegnata nel dipingere i sassi scovati lungo il Piave, durante le passeggiate a contatto con la natura più incontaminata. Ed è la stessa natura ad ispirare le sue creazioni, suggerite dalle forme – a volte più bizzarre talaltre più lineari – delle pietre levigate dallo scorrere dell’acqua o dai riflessi del sole. Sembrano, infatti, avere lo stesso vigore della natura le sue pitture, sembrano quasi animarsi nelle sue mani abili nel tratteggiare alla perfezione sagome animali, tra cui spiccano gatti e gufi; sembrano infine ricordare a chiunque le acquisti quel rapporto simbiotico creatosi tra la Valle e “sua figlia” Elena.

Si conclude il tour tra le botteghe della Feltre artigiana, scoprendo un altro entusiasmante esempio di abilità “in rosa”: Lavanderia18, sorto in una ex lavanderia di casa (al civico 18), ora regno (e progetto indipendente) della creativa Sandra Dal Pont. Nata a Ginevra da madre sudamericana e padre italiano, Sandra trasforma le esperienze collezionate durante una infanzia trascorsa in giro per il mondo, e la sua irrefrenabile passione per le arti visive in un valevole “disegno di vita”. Il suo intento, ambizioso ma piacevolmente riuscito, è la sincera espressione della sua maestria e del suo fine pensiero, capace di creare abiti unici, per concept e fattura.

Un viaggio alla scoperta dell'artigianato autentico

Avvicinatasi al mondo della moda per gioco, continua frequentando corsi di stilismo e modellismo, per poi fondare nel 2006, dopo una significativa esperienza quinquennale presso la Replay Blue Jeans, il suo brand di abbigliamento artigianale in edizione limitata. Ed è proprio questo suo profondo pensiero di “produzione slow”, di un abito da indossare quotidianamente e capace di rispettare le esigenze personali, a conferire anima stile a capi rispettosi delle forme e delle routine di chiunque li indossi.

Manuela Mancino