TESORI D’ARTE, OSPITALITA’ E GUSTO NEL FRIULI MERIDIONALE

Scritto da Elena Bianco on . Postato in Destinazioni

Aquileia: lungo il porto fluviale – ph Elena Bianco

Aquileia (Udine), Italia. Attraversando il Friuli Venezia Giulia ci si rende ben presto conto di un curioso paradosso: sembra più frequentato dal turismo straniero che da quello italiano. Regione di confine arricchita dal multilinguismo e multiculturalismo dei suoi abitanti, il Friuli merita senz’altro un’attenzione maggiore da parte dei viaggiatori italiani.

Il pavimento a mosaico della Basilica di Aquileia – ph Marco Restelli

Un esempio interessante è la zona del Friuli meridionale dove si trova Aquileia che fu un’importante città dell’impero romano e poi autorevole centro per la diffusione del cristianesimo in Europa. Oggi è Patrimonio Culturale Unesco per il valore dei tesori d’arte che conserva:  anzitutto la sua meravigliosa Basilica del quarto secolo d.C. , celebre perché contiene il più esteso pavimento a mosaico del mondo cristiano occidentale; poi le rovine del Porto Fluviale romano e del Foro romano (primo-terzo secolo d.C.); un Museo Archeologico Nazionale fra i maggiori del nostro Paese; la Domus di Tito Macro (primo secolo d.C.) fra le più vaste ritrovate nell’Italia settentrionale. E si potrebbe continuare.  Va ricordato almeno il piccolo e commovente Cimitero degli Eroi (italiani e austroungarici) della Prima Guerra Mondiale, da cui proviene la salma del Milite Ignoto dell’Altare della Patria a Roma.

Un consiglio: per scoprire al meglio i tesori di Aquileia è utile farsi accompagnare da una delle ottime guide dell’ente pubblico PromoTurismo FVG (Aquileia Infopoint: tel. 0431 919491; mail info.aquileia@promoturismo.fvg.it). Infine, se arrivate con i bambini non mancate di portarli al Cocambo  – La Fabbrica del Cioccolato : oltre alle degustazioni propone anche laboratori dove i bimbi possono scoprire i segreti del mondo del cacao.

Il mulino ad acqua nel centro storico di Strassoldo – ph Marco Restelli
Lungo le vie acciottolate di Strassoldo – ph Marco Restelli

A una decina di kilometri da Aquileia c’è un piccolo borgo medioevale che è un’oasi di pace e di bellezza: Strassoldo (frazione di Cervignano del Friuli). Vi si entra a piedi, su un ponticello sopra chiare acque che ancora muovono la ruota di un antico mulino. Il borgo è immerso in un verde rigoglioso e il complesso monumentale che sta al suo centro comprende due Castelli, quello di Sopra e quello di Sotto risalenti all’undicesimo secolo. Questo fu il centro del potere degli Strassoldo, famiglia di nobili feudatari germanici (Strassolt) legati prima al Sacro Romano Impero, poi ai Patriarchi di Aquileia e quindi agli Asburgo (una degli Strassoldo sposò il Maresciallo Radetzky, governatore del Lombardo-Veneto). Il borgo fece parte dunque delle terre austroungariche conquistate dall’Italia con la Prima Guerra Mondiale. Oggi il Castello di Strassoldo di Sopra è privato ma visitabile su prenotazione, e ne vale la pena anche per il bel parco che lo circonda.

Dopo avere girato il piccolo centro storico, arrivata l’ora di cena, ci si può dirigere nella parte moderna di Strassoldo per gustare in una schietta trattoria un gustoso piatto della tradizione friulana: il frico, che nella sua ricetta di base è un tortino salato composto da patate, cipolla e formaggio Montasio fuso. Ma la peculiarità della Fricheria al Cavallino è che presenta il frico in ben 25 varianti diverse, da quello col tartufo a quello con gorgonzola e pere. E tutti meriterebbero un assaggio.

Villa Iachia a Ruda: l’ingresso dal parco – ph Marco Restelli
Villa Iachia: la sala colazioni – ph Marco Restelli

Per visitare questi e altri luoghi del Friuli meridionale la base ideale è Villa Iachia, una residenza famigliare del diciottesimo secolo che oggi è un raffinato B&B:  si trova a Ruda (UD), a soli 4 kilometri da Aquileia. La villa fa parte dell’ Associazione Dimore Storiche Italiane, è sottoposta alla tutela delle Belle Arti e la sua storia è documentata da un Archivio Storico che testimonia le vicende della famiglia e della zona: come la battaglia della Prima Guerra Mondiale di cui il territorio della villa conserva alcune trincee, o il legame matrimoniale fra la famiglia Iachia e quella dello scrittore Italo Svevo, o il dramma delle famigerate leggi razziali a causa delle quali gli Iachia – come tante altre famiglie ebraiche – furono perseguitati; alcuni fuggirono in Svizzera, altri morirono nella Risiera di San Sabba, mentre la villa veniva occupata e svaligiata dai soldati tedeschi.

Un tempo azienda agricola di grande estensione, Villa Iachia si è poi riconvertita all’attività turistica, mantenendo l’atmosfera e gli arredi d’epoca nelle sue cinque camere “di famiglia”. Oggi ospita anche eventi e manifestazioni di vario genere nel lussureggiante parco annesso, che con i suoi 14 ettari è il più grande parco privato del Friuli e comprende anche un bosco di bambù e una piscina all’aperto. Gli ambienti, la gestione, perfino le stoviglie della colazione, tutto rivela una grande cura dei particolari unita a cortesia e a una discrezione tipicamente friulana. Infine, Villa Iachia è anche fattoria didattica, offrendo così a bambini e ragazzi l’occasione di conoscere le tradizioni del mondo rurale e la cura di animali e piante.

Osteria Altran a Ruda: risotto cacio e pepe Likouala del Congo, con verdure croccanti – ph Elena Bianco

Quanto più la campagna friulana è austera e legata a piatti tradizionali come frico e jota, tanto più stupisce un’altra scoperta che si fa a Ruda, lungo una stradina che s’inoltra fra i campi. La bella azienda agricola che s’incontra in Località Cortona, infatti, racchiude una chicca gastronomica, l’Osteria Altran (tel. 0431.969402, mail osteria.altran@libero.it). Da non perdere innanzitutto per la cortesia con cui si è accolti dal patron, Guido Lanzellotti, gentiluomo d’altri tempi e anfitrione che sa ben raccontare il territorio. Poi per la cucina sorprendentemente colta dello chef Alessio Devidè, che dal 2003 conserva una stella Michelin decisamente meritata.

Le sale, in perfetto equilibrio fra eleganza senza tempo e elementi della vita contadina, sono la cornice ad un’esperienza gastronomica sovente complessa come un cacio e pepe – ricetta decisamente pop – che diventa un risotto perfettamente mantecato, profumato al pepe Likouala del Congo, finito con un bellissimo orto di verdure croccanti. Anche la semplicità racchiude raffinatezze esecutive: al tostato di una semplice carbonella che cuoce la tenerezza del manzo giapponese wagyu fa da contrappunto la dolcezza del ketchup di ciliegie (dall’albero in giardino) e la cremosità del mantecato di patate alla cannella.  Un’esperienza per la vista, l’olfatto, il gusto; ma anche per lo spirito.

La giornalista Elena Bianco con lo chef Alessio Devidè – ph Marco Restelli

Elena Bianco
elena@agendaviaggi.com

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Elena Bianco

Elena Bianco

Piemontese, cresciuta a Milano e vissuta a Venezia per un tot di anni, è laureata in Filosofia e diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera. Giornalista dal 1991 e membro del GIST (Gruppo Italiano Stampa Turistica), scrive sulle sue vere passioni: cibo, vino, viaggi su DOVE, Style del Corriere della Sera, Food & Beverage, Confidenze ed altre ancora. Per sette anni si è dedicata alla pubblicità, come Amministratore Delegato di un’agenzia di advertising e ha lavorato come consulente per il turismo della Provincia di Venezia. Quando non scrive per i vari magazine e non naviga in rete con il suo blog (www.enogastronomiablog.it) coltiva altre passioni: il giardino della casa in campagna, le arrampicate sulle Dolomiti, la cucina per gli amici, la fotografia.