“SON LA MONDINA...STORIE DI DONNE, MULINI E RISAIE”

“SON LA MONDINA…STORIE DI DONNE, MULINI E RISAIE”

Scritto da Redazione on . Postato in Food&Drink, Weekend

Un viaggio tra le risaie del novarese è stata l’opportunità di un salto nell’oltre.

Novara, Italia.
Oltre la città ed il caos urbano, oltre gli stereotipi sulle nuove generazioni scuola compresa, oltre l’idea reazionaria ed involutiva che la cultura non faccia business.
Ma andiamo per gradi e, chi avrà la pazienza di seguirmi in questo itinerario, scopra con me una storia tra passato, presente e futuro.
L’occasione è fornita dalla presentazione di un corto dal titolo “Riso amaro. C’erano una volta le mondine”, dall’Edu-larp (Game design per giochi di ruolo educativi) in collaborazione con gli Istituti superiori di Novara su soggetto del Professor Capone Andrea e regia di Gabriele Giannini. Luogo dell’incontro Cascina Grampa, S.Pietro Mosezzo Novara.

Il primo “oltre”

Vivo a Monza ed a essere sinceri dentro ed a fianco della città il verde non manca. Tuttavia è un verde rubato all’edilizia, un residuale dell’incremento demografico. Quando giungi a Novara la sensazione è l’esatto opposto: una città simpaticamente assediata dalla Natura.
La risaia poi con il suo sfacciato verde, anche in periodo di siccità, ti restituisce da subito il senso d’appartenenza con tre degli elementi materici dell’essere: aria, terra ed acqua.
Percepisci la simmetria tra fatica e risultato, tra bisogni e fragilità dell’essere umano, tra ingegnosità e risorse, tra eredità dal passato e ricerca di nuove opportunità.
Poi un airone cenerino spicca il volo e pensi d’essere il protagonista di una puntata di Focus.
La Cascina interrompe il flusso di pensieri. E’ Casa, voci di legni tra i travati, balli sull’aia e tanta, tanta quotidianità di piccole gioie e dolori. Ogni particolare parla dello scorrere del tempo fino ai giorni nostri: il portone che invita ad entrare e che tiene ben distanti coloro estranei alla comunità, la casa padronale e i più modesti alloggi e spazi comuni, la piazza, agorà di agognati incontri e narrazioni.

Cascina Grampa, oltre a tutto questo, mette in mostra una vera e propria esposizione di ciò che fu l’arte della coltivazione e trattamento del raccolto; ancora in funzione troviamo la stramatura del riso fatta con la pista in pietra e legno e la brillatura realizzata con l’elica: veri e propri macchinari storici restaurati a partire dalla pala messa in moto dall’acqua, agli ingranaggi e pulegge che consentono, ed il presente è d’obbligo, consentono tuttora lavorazioni rispettose della qualità del prodotto. Ma la parola deve passare però al Protagonista, a Giovanni Testa che continuando la passione del padre racconterà a chi visiterà la cascina tutti quei particolari e quelle fasi che fanno del riso Carnaroli, Baldo e Apollo un vero e propio brand.

Il secondo “oltre”

Tre gli ingredienti del progetto che ha visto la realizzazione del corto “riso amaro. C’erano una volta le mondine”: un docente, motivato nel propio lavoro, un regista avido d’esperienze con un curriculum di tutto rispetto, studenti che si sono prestati alla sperimentazione.

Il risultato un corto, (clicca QUI per visualizzarlo) che ha visto ciò che nella scuola oggi viene definito come “Compito di realtà”. Si è sviluppato un vero roolplay che inizialmente ha coinvolto l’ITI Omar a cui si sono unite in seguito altre scuole. Non si è trattato solo di interpretare ruoli e scene collegiali, ma di simulare un’alterità immedesimandosi nei personaggi scelti dal regista.

Un gioco antico, basti pensare all’infantile “facciamo che tu eri” che consente di rielaborare le figure di mamma e papà, ma che propio per la sua semplicità si pone come un ottimo mezzo rielaboratore. Cosa si prova a lavorare in una marcita a piedi nudi, oggi e non ieri; immedesimarsi in una ragazza giovane non vezzo a viaggiare che viene spedita dai genitori da varie parti dell’Italia povera in un territorio sconosciuto, sconosciute le regole, i poteri che sovrastano.

La grande Storia presenta tappe, date, contenuti e lo studente, per propria formazione e cultura generale, è tenuto a formarsi; ma come molteplici contenuti appresi nel corso degli studi una gran parte di essi si perdono con il tempo. La storia provata sulla propria pelle, sebben in piccolo, viceversa assume i connotati del reale, del rivissuto e la memoria la fa propria. Conoscere il passato è parte integrante della rappresentazione del futuro ed il progetto ha visto l’adesione oltre della citata scuola del Bonfantini (Istituto tecnico agrario), del Bellini (IPSIA /Scientifico), e del Kandinsky (Professionale, periferia di Milano), coniugando professionalità con opportunità e risorse spendibili un domani.

Siamo arrivati al terzo “oltre”

La realtà della risaia si veste di turismo e gli ingredienti ci sono tutti. La natura ricca di biodiversità, la storia e le storie che rendono suggestivo e rianimano mura diversamente silenti, i prodotti e la capacità di mettere in rete non solo scuole ma anche realtà produttive (salumi, formaggi, il riso e le opportunità culinarie che offre) diventano valorizzazione del territorio e si propongono come mete turistiche alternative ricche d’umanità ed esperienze. Spero di non aver abusato del vostro tempo, ma mi rimane un ultimo pensiero. Spesso accusiamo i giovani di essere inconcludenti, usiamo termini sinceramente ingenerosi (lo spazza divano detto di un emendamento in relazione al reddito di cittadinanza) senza magari riflettere che la società invecchia e che spesso da vecchi si diventa brontoloni.

Quanto sopra penso possa essere considerato una valida alternativa ed un eccellente punto d’osservazione. Penso che non solo i giovani debbano imparare ad uscire dalla propria confort zone, ma che tutta la società debba spendersi nel vivere il futuro: a volte con fatica, spesso rompendo schemi di comodità e posizioni acquisite, anche solo abbandonare il divano per uno spettacolo (teatrale, musicale, proiezione di film). La fatica paga sempre e spero di avervelo dimostrato andando ad incontrare una realtà a me sconosciuta, in parte, e scrivendo per riportarvi le mie impressioni con il presente articolo, in un primo luglio di caldo afoso. Grazie per la pazienza.
Foto dall’alto: Pippo Biassoni. Courtesy by Cascina Grampa. Pippo Biassoni.

Pippo Biassoni