Manuela Mancino ci porta alla scoperta di un Salento tra mitici incontri di professionalità, passione e arte, di un popolo e della sua caparbietà. L'incontro con la Dolce Arte di Taviano con un piacevole ritorno al passato, all’insegna dell’autentica valorizzazione di un entroterra tutto da scoprire. Così come l'incontro con la famiglia De Cagna, una storia di luminarie che da sempre esercita un fascino inenarrabile.

Salento: incontri ravvicinati fuori stagione

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Manuela Mancino ci porta alla scoperta di un Salento fatta di incontri, con esponenti di quell’artigianalità di un popolo e della sua caparbietà. L’incontro con la Dolce Arte di Taviano, all’insegna dell’autentica valorizzazione di un entroterra tutto da scoprire. Così come la visita alla famiglia De Cagna, una storia di luminarie che da sempre esercita un fascino inenarrabile.

Salento, Puglia.

SCOPRIRE LA DOLCE ARTE DI TAVIANO


Se del Salento si vuole conoscere l’anima più profonda, quella che si nasconde sotto il motto “Lu mare, lu sole, lu ventu”, è necessario visitare questa terra dal fascino unico lontano dai periodi “più caldi”, quando i flussi turistici ne offuscano l’indole autentica con un velo – poco piacevole – del “mordi e fuggi”. Ed è così, infatti, che si scoprono esponenti di quell’artigianalità fatta di rispetto di usi e consuetudini di un tempo, da scovare lungo le strade meno battute dell’entroterra in compagnia di Gianluca Parata, chef patron del ristorante “Gianluca Bistrot” di Taviano.

Mistici e mitici incontri tra professionalità, passione e arte; fortunata e sapiente armonia del saper fare e del saper essere. Così si potrebbe sintetizzare la pasticceria Dolce Arte di Taviano, quel luogo non luogo schivo dalla mania di classifiche e movimenti gastro-chic, e che si rischierebbe di non visitare se non si seguisse la segnalazione del capace chef Gianluca Parata sempre disponibile a far conoscere il territorio ed i suoi artigiani.

Siamo in quell’angolo di Salento che parla di pizzica e tradizioni ataviche, di una cucina dai sapori d’Oriente e dall’anima fortemente meridionale; una cucina fatta di “intramontabili” pilastri della quotidianità locale e di irrinunciabili assaggi per qualsiasi straniero. Tra questi, il pasticciotto è indiscussa quintessenza delle consuetudini salentine, per il suo essere a cavallo tra mito e leggenda, nonché sintesi compiuta di un popolo e della sua storia. È altresì un inno a quella semplicità non banale capace di nobilitare pochi ingredienti trasformandoli in un boccone dal sapore inimitabile: frolla e crema pasticcera. Ma l’abilità di Antonio (titolare della pasticceria) sta nel creare una rara fusione tra un involucro giustamente friabile (rigorosamente a base di strutto) e un ripieno dalla ragguardevole fattura. Esprime infatti conoscenza dell’arte dolciaria, esperienza maturata nei molti anni di lavoro, continuo impegno e rispetto delle ricette “della nonna”; esprime altresì la passione di un uomo fortemente devoto al proprio mestiere, che ha saputo preservare le basi quella pasticceria “classica” ormai quasi dimentica. Niente fronzoli, dunque, ma tanta sostanza nelle sue creazioni, testimoni di una perfetta coesione tra empirismo e teoria, tra l’umiltà di apprendere e la scienza dell’agire. Impossibile non rimanere affascinati da storie di vita vissuta nel rispetto della pura artigianalità, di sani valori e di etica professionale: nessun preparato, nessun aroma e nessun altro artefizio nei suoi laboratori, ma sono soltanto la pazienza dell’attesa e il “cuore” di un convinto pasticcere di altri tempi a creare delle vere opere di gusto. Ed il suo pasticciotto, mai troppo dolce e perfetto negli equilibri, diventa così emblema della felice storia di Antonio e della sua famiglia, della sua tempra e della sua intelligente caparbietà nel perseguire lungo il proprio cammino, lontano dalla smania di premi e kermesse.
Scoprire la Dolce Arte di Taviano è un piacevole ritorno al passato, all’insegna dell’autentica valorizzazione di un entroterra tutto da scoprire.

DE CAGNA, QUANDO L’ABBELLIMENTO STUPISCE


Non esiste bambino che non resti colpito da quel gioco di luci o adulto che non si emozioni al ricordo di un tempo, quello dell’infanzia…Sarà per le fini contrapposizioni di colore, sarà per quell’atmosfera magica che richiama il Natale, ma le luminarie esercitano da sempre un fascino inenarrabile. E se a realizzarle è la ditta salentina De Cagna, quest’antico mestiere si arricchisce di quel ricco know-how maturato negli anni e tramandato di generazione in generazione. Fondata dal nonno di Giuseppe – di cui porta il nome – nel 1948, l’azienda si contraddistingue per quella sapienza, difficilmente replicabile, acquisita sul campo, e per la capacità di rafforzarla intelligentemente grazie ad una innata creatività, al continuo aggiornamento e alla passione che alimenta la caparbietà della ricerca quotidiana. Carattere da vendere e una rara passione, dunque, tengono viva la mente e l’ingegno, permettendo alla famiglia De Cagna di adattarsi alle mutate esigenze del mercato e alle moderne tecnologie nell’obiettivo di nobilitare un’arte destinata altrimenti all’oblio. Poche, infatti, le nuove leve desiderose di approfondire questo complesso mondo di lampade, catene e archi; di questa “macchina operativa” da coordinare all’unisono per assicurare quell’ “effetto sorpresa” proprio delle luminarie. Quello di una scenografia che cattura, di un’immagine che resta impressa nella mente, di un abbellimento che stupisce

Meritatamente nota in Italia e all’estero, la ditta De Cagna è tra i rari esempi di gestione interna dell’intera filiera (progettazione, realizzazione montaggio) e tra le poche ad usare componenti in legno (invece del ferro). Famosa altresì per la finezza qualitativa delle sue opere, la Famiglia è artefice da anni dell’illuminazione della città di Lecce, con quell’armonia di luci capace di lasciare con il fiato sospeso abitanti, passanti e turisti giunti appositamente per le vacanze natalizie.

Cosa ti piace di questo lavoro, Giuseppe?

La possibilità di regalare a chiunque, bambini e adulti, un sorriso e quello stupore che lascia spesso con il fiato sospeso. Mi piace, dunque, riuscire a regalare attimi di “leggerezza” con le mie creazioni e con l’aiuto dei miei quattro fratelli.

Come sintetizzeresti in una sola parola il tuo lavoro? Perché?

Follia, perché si incontrano molte problematiche di diversa natura, dalla realizzazione al montaggio; fase, quest’ultima, assai critica dal momento che le nostre opere necessitano di tempi più lunghi per l’installazione (sono in legno e non in ferro).

Da cosa si parte per realizzare una luminaria?

Dalle dimensioni della piazza nella quale si dovrà installare l’opera. Quest’ultima, inoltre, deve essere realizzata in modo da poter adattare le singole componenti ad altri lavori. Un po’ come il gioco dei Lego…

A cosa ti sei ispirato quest’anno per illuminare Lecce?

Al Barocco e, dunque, allo sfarzo, all’idea di ricchezza che porta con sé. Per tale ragione, in piazza Sant’Oronzo troverete una carrozza, così come altre installazioni ispirate al tema in taluni paesi della provincia.

Qual è stato il lavoro più complesso?

Il più complesso, ma anche il più gratificante, è stato quello in Corea del Nord, nel 2005-2006, che ci ha visto coinvolti nella realizzazione di un progetto a tema natalizio.

Come viene percepita all’estero la luminaria italiana?

Restano assai più colpiti dall’artigianalità e dalla storia che si nasconde dietro le nostre installazioni. Per lo stesso motivo, restano anche più “a bocca aperta” rispetto a noi italiani.

Prossimi obiettivi?

Dopo aver realizzato la lampada Led (ora anche in colore pastello), stiamo ottimizzando la realizzazione di una lampada RGB che permette di variare gradualmente la colorazione.

Manuela Mancino