Un romanzo scritto nel lontano 1935 per mano di Horace McCoy che, grazie a Sidney Pollack, diventa un film che ottiene nove nomination agli Oscar vincendone uno grazie a Gig Young. “Non si uccidono così anche i cavalli?” è un mix unico e non solo.

“Non si uccidono così anche i cavalli?” In scena alla Sala Umberto della capitale

Scritto da Redazione on . Postato in Appuntamenti, cinema

Un romanzo scritto nel lontano 1935 per mano di Horace McCoy che, grazie a Sidney Pollack, diventa un film che ottiene nove nomination agli Oscar vincendone uno grazie a Gig Young. “Non si uccidono così anche i cavalli?” è un mix unico e non solo.

Un romanzo scritto nel lontano 1935 per mano di Horace McCoy che, grazie a Sidney Pollack, diventa un film che ottiene nove nomination agli Oscar vincendone uno grazie a Gig Young. “Non si uccidono così anche i cavalli?” è un mix unico tutto da vivere. 

Un romanzo scritto nel lontano 1935 per mano di Horace McCoy che, grazie a Sidney Pollack, diventa un film che ottiene nove nomination agli Oscar vincendone uno grazie a Gig Young. “Non si uccidono così anche i cavalli?” è un mix unico e non solo.

Roma, Italia.
Non si uccidono così anche i cavalli?”, scrisse nel lontano 1935 Horace McCoy, facendosi inconsapevole precursore dei reality di oggi. Ma, rispetto ai tempi moderni, lo spettatore si trova “catturato” da un mix unico – che la penna fa fatica ed esprimere – di umanità disperata, variegata e, a tratti, grottesca.

Niente di più attuale, dunque, della ricerca di consenso sociale, il fil rouge dello spettacolo che racconta la storia di una folle maratona di ballo, durante la quale i partecipanti, disperati ed in cerca di successo, ballano ininterrottamente per giorni, non tanto in cambio di vitto e alloggio, quanto per catturare l’interesse di registri e produttori presenti nelle sale. Ed ecco allora che l’identità dei concorrenti sembra retrocedere rispetto al raggiungimento dell’agognata fama, capace addirittura di annientare momenti di riflessione interiore ed il contatto con la realtà. La vita di ciascuno dei partecipanti sembra così diventare un palcoscenico, trasformando l’intimità di ognuno di essi in una “storia di pubblico dominio”, laddove il confine tra il desiderio e la vera indole risulta assai labile.

A ricoprire il ruolo di Joe, il protagonista e organizzatore della maratona di danza, è Giuseppe Zeno, affiancato da Silvia Salemi, nei panni di Gloria, secondo i pregevoli adattamenti del regista Giancarlo Fares. Interpretazione intelligente e ben riuscita, dunque, capace di far riflettere l’osservatore sul significato più profondo di valori e sentimenti, di quel confuso contrasto tra realtà e finzione, mettendo a nudo la cruda verità dei tempi attuali.

A rendere più coinvolgente la rappresentazione è la partecipazione straordinaria di PIJI, altresì autore ed esecutore delle canzoni originali, in grado di coinvolgere con il fascino dello swing ed elettro-swing il pubblico che, di fatto, non fatica a sentirsi parte integrante dell’impianto scenico, sorridendo e divertendosi, innamorando e sognando – a volte – assieme ai protagonisti.

Sono poi le coreografie di Manuel Micheli a “completare” lo spettacolo, trasformandolo in un incalzante susseguirsi di colori, balli e cambi di costume che, tuttavia, fanno da preludio a quel fluttuare di riflessioni che lo spettatore porterà con sé, al termine della rappresentazione. Ed infatti, sotto quel sottile velo di apparente allegria, si nasconde inevitabilmente quel senso d’immancabile saudade suscitato dalla consapevolezza dell’illusorietà dei tempi moderni, dove i giovani sacrificano anima e corpo in cambio di un successo, più o meno desiderato, più o meno duraturo.
Info: https://www.salaumberto.com/

Manuela Mancino