I sogni dei milanesi di scena al Franco Parenti

I sogni dei milanesi di scena al Franco Parenti

Scritto da Elena Borravicchio on . Postato in cinema

La compagnia Domesticalchimia propone “La banca dei sogni”, un viaggio tra i tanti racconti di sogni raccolti a mo di indagine fra 200 “sognatori” del milanese. Specchio della società, con le sue schizofrenie e i suoi desideri, lo spettacolo è un esperimento a metà strada tra narrazione, ricordi, suggestione e ironia. Al Teatro Franco Parenti dal 29 settembre al 3 ottobre

Milano. Italia.
La compagnia Domesticalchimia porta in scena al Teatro Parenti il “sogno”, tema che da sempre affascina poeti e scrittori. Ma lo fa in maniera sperimentale, intrecciando realtà e finzione, “sogno” e realtà, appunto.

Su un palco spoglio, nell’intimità di un teatro in cui ci si sente a casa, le voci degli attori narranti, Davide Pachera e Laura Serena, e il suono degli strumenti a percussione in un lato della scena, scandiscono il racconto e la rappresentazione dei sogni di numerosi personaggi, anzi persone reali, intervistate per il progetto. La banca dei sogni infatti, nasce dalla suggestione di Francesca Merli, ideatrice e regista dello spettacolo, per l’omonimo libro di tre antropologi francesi, la coppia Duvignaud François Courbeau, che negli anni Settanta e Ottanta fecero un’indagine, raggruppata per categorie professionali, dei sogni di quasi mille interlocutori.

La drammaturgia che è nata scaturisce dalle interviste fatte a 200 milanesi di diverse età, nei vari centri di aggregazione che i protagonisti della compagnia hanno visitato, “mappando” per ogni città, luoghi e attività onirica di quel territorio.

Lo spettatore si intenerisce, si commuove, ride, si spaventa, si preoccupa perché i sogni portati in scena sono i nostri sogni, sono i sogni delle quattro fasi della vita, infanzia, adolescenza, età adulta e terza età che abbiamo attraversato e attraverseremo tutti. 

Lontano dalla retorica che riveste i sogni di una patina di romanticismo ma anche dalle categorie freudiane che interpretano l’attività onirica in modo stringente lo spettacolo si propone di portare in scena i sogni più significativi per ogni categoria di sognatori, così come sono, interpretati dai loro stessi protagonisti. Tenerissimo Artur Gussoni, cresciuto in orfanotrofio in Ucraina, con le “tate”, che ha imparato nel tempo a “cullarsi” da solo, il quale sogna se stesso talvolta condottiero senza paura, talvolta bambino terrorizzato dall’abbandono; dolcissima Fiammetta Paoli, che anziana, intrattiene garbate conversioni con i ladri che popolano i suoi sogni e chiede loro di tornare a trovarla; irresistibile Claudio Giombi, ex baritono della Scala, che sognava da bambino una tabacchiera mai vista prima e poi, molti anni dopo, trovata finalmente a Salisburgo, nella casa di Mozart, che fu per sempre il suo compositore preferito.

Ma a cosa servono i sogni?

Una risposta unica non c’è, certo è che, passando dalla burrascosa fase dell’adolescenza in cui la maggior parte dei giovani interpellati ha risposto a muso duro e della vita adulta in cui anche nei sogni il protagonista è il lavoro con il suo stress e le sue angosce, quando ci si avvia alla conclusione della vita, con lentezza, alfa e omega si toccano, infanzia e vecchiaia si incontrano e possiamo finalmente volare…

Per interrogarsi sul significato dell’attività onirica dal punto di vista di diverse aree discipinari, tre incontri, subito dopo lo spettacolo: giovedì 30 settembre con Andrea Colamedici, filosofo; venerdì 1 ottobre con Silvia Romani, professoressa di Mitologia, Religioni del mondo classico e Antropologia del mondo antico; domenica 3 ottobre con Francesco Ferreri, antropologo e Gabriele Catania, psicologo e psicoterapeuta.

INFO

http://www.teatrofrancoparenti.it
http://www.bagnimisteriosi.it

Foto Elena Borravicchio

Elena Borravicchio

Torinese di nascita e monzese di adozione, avendo vissuto, nel mezzo, un pezzo di vita a Milano e uno ad Abu Dhabi, prende la vita con filosofia, come la sua laurea. Appassionata di sociale, educazione, teatro, danza e viaggi, non esce mai di casa senza penna e taccuino e pensa di non aver vissuto fino in fondo un’emozione se prima non l’ha trasferita sulla carta. Circondata di amici monzesi, ma soprattutto stranieri, si dedica con gioia alla sua famiglia e al mestiere di freelance.