I portici di Bologna sono patrimonio dell'Umanità Unesco

I portici di Bologna sono patrimonio dell’Umanità Unesco

Scritto da Tiziano Argazzi on . Postato in Cultura, Destinazioni, Weekend

Il World Heritage Committee ne ha riconosciuto l’eccezionale valore universale in quanto mirabile espressione dell’identità urbana bolognese e luogo di socialità e relazione.

Bologna, Italia.
Dal 28 luglio scorso i Portici di Bologna sono tutelati dall’Unesco ed inseriti nella Lista dei Beni Patrimonio dell’Umanità.  Quando tutto faceva presagire un rinvio al 2022, il World Heritage Committee, nel corso della 44esima sessione, tenutasi a Fuzhou in Cina, ha esaminato in maniera approfondita il dossier, promuovendo a pieno titolo la candidatura, alla quale Comune di Bologna, associazioni, Università, Regione Emilia Romagna e Ministero dei Beni Culturali stavano lavorando da tempo.

Secondo l’Unesco, i Portici bolognesi sono da iscrivere nella “World Heritage List” in quanto “architettura urbana unica al mondo”. Costruiti in città a partire dall’XI secolo per riparare i passanti dalle intemperie e per costituire luoghi privilegiati per le attività commerciali, sono via via diventati “espressione dell’identità urbana bolognese”, mirabile esempio di “proprietà privata ad uso pubblico” e “luogo di socialità e relazione”.

Straordinario è anche il fatto che i portici, hanno dato vita ad  un vero e proprio catalogo di forme architettoniche che si differenziano per stile, funzione, ruolo urbano, tipologia edilizia e materiali. Infatti, alcuni sono realizzati in legno, altri in pietra o mattoni, altri ancora sono delle vere opere d’arte (tra cui il Portico del Pavaglione, la Casa Isolani in Strada Maggiore ed il Portico più lungo al mondo: quello che da Porta Saragozza arriva alla Basilica della Madonna di  San Luca) che punteggiano strade, piazze, vialetti e camminamenti, su uno o entrambi i lati della strada. E chi passeggia per Bologna, ancora oggi, si trova ad ammirare  una varietà di architettura porticata eccezionale e per molti aspetti unica al mondo. 

L’aver raggiunto questo importante traguardo, ha dichiarato il sindaco Virginio Merola, “è il raggiungimento di un obiettivo da tempo perseguito e rappresenta un grande onore e una grande responsabilità per Bologna, saremo all’altezza di tale riconoscimento”.

I complimenti al Comune e a tutti coloro che hanno reso possibile questo riconoscimento prestigioso sono arrivati anche dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, per il quale “questo non deve essere solo un punto di arrivo ma un’ulteriore tappa nel percorso di valorizzazione del patrimonio culturale regionale, compreso il completamento del restauro dei Portici stessi, al quale la Regione contribuisce”.

I Portici simbolo dell’ospitalità bolognese

I Portici fanno parte del Dna di Bologna, straordinari salotti all’aperto e simbolo dell’ospitalità bolognese.  Sono lunghi 62 chilometri  di cui 42 nel solo centro storico. Non tutti però sono stati inseriti nel dossier di candidatura, ma solo 12 tratti particolari, selezionati dopo un’accurata ricerca e riconosciuti come tratti caratteristici e identificativi della città. Questi, nello specifico sono: la Strada porticata di Santa Caterina con le sue basse case colorate, Piazza Santo Stefano con il selciato di ciottoli, i portici del monumentale complesso del Barracano, la nobile strada di via Galliera, il portico dell’Archiginnasio detto del Pavaglione e Piazza Maggiore, i portici di via Zamboni simbolo dell’Università più antica del mondo occidentale, il portico della Certosa, amatissimo dai fotografi, il lunghissimo e spettacolare Portico di San Luca (lungo circa 4 chilometri con 664 arcate, è una passeggiata frequentatissima da tutta la città, in particolare durante i weekend), il portico di Piazza Cavour e Farini con i soffitti eleganti e decoratissimi, i portici di Strada Maggiore, quelli del MamBo (il Museo di Arte Moderna di Bologna), infine, in periferia, nel quartiere Barca, ci sono i portici dell’originale edificio chiamato il Treno.

Dove risplende già oggi il simbolo dell’Unesco in Emilia Romagna

I Portici  di Bologna vanno ad aggiungersi agli altri quattro siti Unesco emiliano romagnoli già da tempo inseriti nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità: Ferrara, Ravenna, ModenaRiserva Integrale della Foresta di Sasso Fratino nel Parco delle Foreste Casentinesi fra le province di Forlì e Arezzo.

Ferrara, città del Rinascimento e il suo Delta del Po.  La Ferrara del Medioevo si concentra intorno al Castello e alla Cattedrale. Da qui partono le stradine più caratteristiche della città: come San Romano e Via delle Volte. Non può mancare la visita di Palazzo Schifanoia, dove la Corte Estense “schivava la noia” fra feste e balli. Il Quadrivio fra Palazzo Diamanti e Piazza Ariostea fu progettato a tavolino da Ercole I d’Este con l’aiuto anche di astrologi e cabalisti. Poi, il grandioso Parco del Delta del Po, a pochi chilometri, è la capitale del birdwatching.

Modena, con Cattedrale, Torre Civica (della Ghirlandina) e Piazza Grande. Il candido Duomo protagonista di Piazza Grande è uno degli esempi più belli del Romanico europeo. È  un susseguirsi di colonne, capitelli, bassorilievi, figure di profeti, esseri fantastici. La torre si chiama della Ghirlandina per via delle balaustre che si attorcigliano come “ghirlande”.

Ravenna con i Monumenti Paleocristiani. Sono ben otto i monumenti siti Unesco: la Basilica di San Vitale, il Mausoleo di Galla Placidia, il Mausoleo di Teodorico, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo e di Sant’Apollinare in Classe, il Battistero degli Ariani, il Battistero Neoniano e la Cappella di Sant’Andrea. Ravenna con le sue basiliche paleocristiane e bizantine è stata l’ultimo rifugio di Dante Alighieri, che qui è sepolto.

Riserva Integrale della Foresta di Sasso Fratino. Quasi 800 ettari di foresta con faggete tra le più antiche d’Europa, di quasi 600 anni di età. È un territorio di altissimo pregio quella di Sasso Fratino, parte del Parco delle Foreste Casentinesi e Monte Falterona tra Santa Sofia (Fc) e Bagno di Romagna (Fc). Territorio primordiale rimasto incontaminato da quasi mille anni.

A questi quattro vanno aggiunti altri sette attestati conferiti, sempre dall’Unesco: a  Bologna, Città Creativa della Musica; alla Biblioteca Malatestiana di Cesena che oggi è Memoria del Mondo Unesco, al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (Ra), riconosciuto come “Monumento testimone di una cultura di pace”. Lo stesso riconoscimento è stato concesso dall’Unesco anche all’Abbazia di Santa Cecilia della Croara a San Lazzaro di Savena (Bo). Infine la Chiusa di Casalecchio di Reno (Bo) è stata inserita nella lista del Patrimoni messaggeri di una cultura di pace a favore dei giovani. Parma è stata nominata Città creativa della Gastronomia. Per quanto riguarda la natura, il Parco del Delta del Po, in provincia di Ferrara, e l’Appennino Tosco Emiliano, nel territorio di Parma e Reggio Emilia, sono oggi Riserve della Biosfera MAB Unesco per la ricchezza di specie animali e vegetali ed una grande varietà di flora.

Infine la Vena Del Gesso Romagnola, un’area dell’Appennino fra Faenza (Ra) e Imola (Bo), ha intrapreso il percorso per entrare nell’elenco mondiale dei siti e dei beni Patrimonio dell’Umanità Unesco. La “Vena” è un’area piuttosto rara in quanto è una catena montuosa costituita quasi esclusivamente da gesso, con la presenza di molte grotte, alcune fra le più grandi d’Europa. La Vena del Gesso insieme ai Gessi Bolognesi e le Evaporiti triassiche del Reggiano sono i tre nuclei della candidatura che la Regione Emilia Romagna ha presentato a Unesco Italia per il riconoscimento come Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Crediti fotografici: Archivio APT Servizi Emilia Romagna

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Tiziano Argazzi

Ferrarese DOC e da tanto tempo appassionato di viaggi. Viaggiare è una passione nata decenni fa che non accenna a diminuire ……anzi. Grande è sempre la gioia di partire per una nuova destinazione con la consapevolezza che la vita è un viaggio e chi viaggia vive almeno due, tre, dieci, cento volte. Viaggiare è conoscenza e confronto con culture, ambienti e persone diverse e per questo è “gioia di vivere”. Altrettanto grande è il piacere di documentare con parole ed immagini quanto visto. Per tale ragione da alcuni decenni mi diletto a scrivere di viaggi, vacanze e tempo libero, inserendo anche suggerimenti enogastronomici. Fino ad oggi ho privilegiato quel bellissimo Paese che è l’Italia e l’Europa con alcune (poche) puntate oltreoceano. Il giornalismo di viaggio è diventato parte della mia vita ed ogni articolo l’occasione ed il modo piacevole per trasmettere al lettore tutte quelle emozioni che fanno parte di ogni destinazione visitata