Forte, coraggiosa e anticonformista, la storia di Nelda Bragadin, la prima aviatrice veneziana e una delle prime donne pilota d’Italia

Forte, coraggiosa e anticonformista, la storia di Nelda Bragadin, la prima aviatrice veneziana e una delle prime donne pilota d’Italia

Scritto da Redazione on . Postato in Cultura

Forte, coraggiosa e anticonformista. Veneziana di nascita e cittadina del mondo per scelta, una donna che fin da piccola aveva un’unica grande passione, quella di guardare il mondo dall’alto. È Nelda Bragadin, la prima veneziana a diventare aviatrice e una delle prime donne in Italia a intraprendere il mestiere di pilota.

Venezia, Italia.

La storia di Nelda è fatta di passione, arte, dolore e coraggio

Nelda Bragadin nasce nel 1919 in una città circondata dall’acqua e da un senso di libertà e apertura verso il diverso che ha forgiato il suo carattere aperto e desideroso di conoscere sempre nuovi posti e nuove culture. Il suo è un cognome importante a Venezia, i Bragadin, infatti, erano i discendenti di Marcantonio, il generale veneziano torturato e ucciso dai turchi 1571 di cui si conserva ancora la pelle scuoiata all’interno della chiesa dei SS. Giovanni e Paolo nell’omonimo campo veneziano.

Questa ragazza, spirito libero e con una grande passione per il disegno oltre che per il volo, una volta cresciuta scelse di portare avanti queste sue due vocazioni iscrivendosi alla scuola di pilotaggio della RUNA (Reale Unione Nazionale Aeronautica di Venezia) con sede all’Aeroporto del Lido e anche all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Aveva solo 26 anni quando riesce a conseguire il brevetto da pilota

A solo 26 anni Nelda riesce a conseguire il brevetto da pilota e allo stesso tempo portava avanti anche l’altra sua passione, disegnando, con una straordinaria minuzia e dedizione, i distintivi dei reparti della Regia Aeronautica.

La sua carriera da pilota e il suo amore per questo mestiere subirono, però, un momento di crisi a causa di un brutto incidente che la vide protagonista mentre era in volo su un aliante ad Asiago. Nelda rimase ferita sia fisicamente che psicologicamente al punto da non volere più volare da sola da allora in poi.

Le sfortune e il dolore nella vita di questa donna non finirono qui. Nelda, infatti, che aveva conosciuto l’amore durante la Seconda Guerra Mondiale, perse, purtroppo, il suo giovane compagno che fu colpito, mentre era sulla motonave “Giudecca” insieme a Nelda nei pressi di Pellestrina, da un attacco aereo degli alleati, il 13 ottobre 1944.

Il suo legame con l’aeronautica e la sua passione per il disegno restarono negli anni

Ferita da un dolore così grande, Nelda continuò a vivere solo per suo figlio, continuando a vivere nella sua casa al Lido di Venezia dove si dedicò a lui e alla sua passione per il disegno e la pittura. Sull’isola veneziana, infatti, passava le giornate a dipingere e studiare arte arrivò perfino a collaborare con le fornaci di Murano per cui decorò piatti e coppe e riuscendo a laurearsi all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Il suo legame con l’aeronautica e la sua passione per il disegno restarono negli anni, anche dopo aver concluso la sua carriera da pilota e aver raggiunto un’età importante. Nelda, infatti, continuò a disegnare i distintivi per l’Aeronautica Militare fino agli anni Ottanta e a collaborare con le fornaci di Murano nella decorazione del vetro fino agli anni Novanta del Novecento quando aveva più di ottant’anni.

Nelda Bradagin morì nel 2001 ma la sua straordinaria vita fatta di viaggi, di arte e di coraggio ha lasciato un segno indelebile nella storia di Venezia e nella memoria di chiunque l’abbia conosciuta.