Caffè Cucchi e Fondazione Umberto Veronesi, uniti a favore della ricerca

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Evento benefico alla pasticceria Caffè Cucchi, con il finissage della Mostra “Manifesti poetici“, dell’artista e scrittore milanese Moreno Gentili. La vendita delle opere a sostegno di Gold for Kids, il progetto della Fondazione Veronesi dedicato all’oncologia pediatrica.

Milano, Italia.
Un evento benefico al Caffè Cucchi ha chiuso la mostra “Manifesti poetici” di Moreno Gentili. La vendita delle opere ha consentito di devolvere una parte del ricavato al progetto Gold for Kids di Fondazione Veronesi, nato per sostenere le cure mediche e la ricerca nell’ambito dell’oncologia pediatrica. L’intento è anche quello di promuovere nel contempo una corretta informazione scientifica su un tema particolarmente delicato, così come è stato sottolineato alla presenza della Dott.ssa Agnese Collini, supervisore scientifico di Fondazione Umberto Veronesi. Quest’ultima sostiene numerosi ricercatori impegnati contro tumori pediatrici e finanzia la gestione di protocolli di cura, consentendo ai giovani pazienti accesso immediato alle terapie più adeguate per ogni forma di tumore, secondo i più elevati standard nazionali.

Svariati i temi dei Manifesti poetici stampati in formato 80 x 100 cm su carta, o supporto rigido, in tiratura numerata e firmata dall’autore: ”Milano è…”, omaggio poetico alla nostra città, “Bevo vivere”, un viaggio di parole nelle emozioni del buon bere, “Caffè” dedicato ad un rito della nostra quotidianità. A ciò si aggiungono il famoso “Ti amo”, il manifesto dei “No” e “Piantala!”, un testo salvifico che invoglia a trovare il buon umore nei momenti difficili. La caratteristica dei manifesti è la scrittura in forma di Mantra in cui l’autore spinge il lettore ad una consapevolezza utile a non perdere di vista la realtà, in maniera anche ironica ed autoironica. L’auspicio è quello che il 5×1000 venga da molti destinato alla “Fondazione Umberto Veronesi-per il progresso delle scienze”, e per poter cambiare il futuro di migliaia di persone.

Testo e foto Giuseppina Serafino