
Da giovedì 31 ottobre al 17 novembre al Teatro Manzoni di Milano va in scena “Anfitrione”, la storia che appassiona da quel lontano 206 a.C. dal quale si sono susseguite innumerevoli riscritture, quasi a indicare che ogni epoca abbia la necessità di scrivere una nuova pagina su una narrazione ricca di equivoci e inganni.

Milano, Italia.
Inizierei con l’eloquente dichiarazione di Filippo Dini, uno dei più acclamati registi teatrali della nuova generazione: “Abbiamo anche noi, sentito il desiderio di “riscrivere”, proprio perché abbiamo sentito la necessità di iscrivere questa storia nell’oggi, nel nostro quotidiano, con la speranza che pur mantenendo lo stesso divertimento, la stessa comicità, possa incidere ancora più prepotentemente nella nostra coscienza, nel nostro intimo, facendoci ritrovare forse, un dialogo con il nostro doppio, con quella zona remota e temibile del nostro essere, quel dio appunto, che tutto può, che tutto vede e domina, a nostra insaputa”.
Ineccepibile la padronanza di Filippo Dini che conduce un cast di sei attori in perfetta sintonia tra loro, oltre che ottimi artisti quali Gigio Alberti, Barbora Bobulova, Antonio Catania, Giovanni Esposito, Valerio Santoro e Valeria Angelozzi, per portare sulla scena una nuova e originale versione dell’Anfitrione, la commedia plautina che da quel lontano 206 a.C.continua ad appassionare epoche e generazioni con la sua storia, tra i miti antichi più ripresi in età moderna.
Nel suo racconto originale Anfitrione è un valoroso condottiero dell’antica Grecia e sposo della bella Alcmena, suo malgrado diventa vittima di uno stratagemma consumato da Giove che ne assume le sembianze (umane) per sedurne l’affascinante Alcmena, inconsapevole di questo inganno, perché solo in quel caso potrà abbandonarsi ai suoi desideri, non quelli temporanei o passeggeri, Giove desidera quel profondo rapporto fatto di eros e sentimento che Alcmena dedicava al solo marito.
Nella riscrittura del testo teatrale di Sergio Pierattini, Anfitrione è un rampante politico dei nostri giorni, “populista”, ma soprattutto inesperto, vincitore di una campagna elettorale che lo ha visto trionfare sugli avversari. Il personaggio di Sosia, servo fedele come vuole la tradizione plautina, è l’autista portaborse del neo eletto politico Anfitrione, mentre Alcmena futura first lady, è l’insegnante di scuola media di una piccola cittadina di provincia, moglie convinta, determinata e decisa ad affermare iil suo diritto di essere donna. E poi gli dei Giove e Mercurio che più di tutti si adoperano per cambiare le sorti di una coppia che vive un rapporto oramai senza più passione ed erotismo. Alcmena sarà protagonista di un inganno che si svelerà attraverso il gioco di cui ella stessa è vittima.
Eclatante è il tema degli equivoci, degli inganni e della doppia identità; dove i protagonisti si sdoppiano: da un Anfitrione insolente e arrogante a un Anfitrione, impersonato da Giove, garbato e uomo (quasi) perfetto. E la bella Alcmena? Isterica oltre che vittima di un disattento marito,si confronta con un’altra Alcmena, dolce e voluttuosa, alle prese con l’”equivoco Giove” quando prende le sembianze di Anfitrione. Il cambiamento travolge anche gli altri personaggi, dal modesto Sosia, a cui si contrappone un perverso e arrogante Mercurio, e sua moglie Bromia, che contende due “mariti” Sosia e Mercurio, con un’evidente predilezione verso Mercurio…
Un susseguirsi di verità e inganni, intesi e malintesi, contribuiscono a creare situazioni comiche, bizzarre ma soprattutto imprevedibili che riflettono ahimè le nostre storie contemporanee.
Info: Teatro Manzoni







