Al Mast di Bologna, due grandi mostre fotografiche: una collettiva che attraverso 600 scatti proposti dai più noti e apprezzati fotografi di tutte le nazionalità cerca di portare alla luce come le uniformi di lavoro siano distintive di certe professioni e l’altra, che si intitola “Ritratti industriali”, che presenta una collezione di 364 immagini scattate dal fotografo americano Walead Beshty con cui è entrato in contatto per motivi di lavoro negli ultimi dodici anni.

Alla ricerca dell’abito giusto

Scritto da Alfredo Rossi on . Postato in Agenda Moda, Appuntamenti, Cultura

Sopra, Irving Penn: Les Garçons Bouchers
Foto piccola in alto, Paola-Agosti: operaia-Fiat

Al Mast di Bologna, due grandi mostre fotografiche: una collettiva che attraverso 600 scatti proposti dai più noti e apprezzati fotografi di tutte le nazionalità cerca di portare alla luce come le uniformi di lavoro siano distintive di certe professioni e l’altra, che si intitola “Ritratti industriali”, che presenta una collezione di 364 immagini scattate dal fotografo americano Walead Beshty a persone con cui è entrato in contatto per motivi di lavoro negli ultimi dodici anni.

Walead Beshty Kunsthalle Director

Bologna, Italia.
La fondazione Mast di Bologna presenta una “doppia” mostra fotografica, curata dal suo direttore, lo svizzero Urs Stahel. La prima si intitola UNIFORM INTO THE WORK/OUT OF THE WORK, dedicata alle uniformi da lavoro che, attraverso oltre 600 scatti di grandi fotografi internazionali, mostra le molteplici tipologie di abbigliamento indossate dai lavoratori in contesti storici, sociali e professionali differenti. La mostra collettiva La divisa da lavoro, allestita nella PhotoGallery, raccoglie gli scatti di 44 artisti: celebri protagonisti della storia della fotografia tra cui: Manuel Alvarez Bravo, Walker Evans, Arno Fischer, Irving Penn, Herb Ritts, August Sander e fotografi contemporanei come Paola Agosti, Sonja Braas, Song Chao, Clegg & Guttmann, Hans Danuser, Barbara Davatz, Roland Fischer, Graciela Iturbide, Sebastião Salgado. La mostra è un viaggio tra le uniformi, che sollecita una riflessione sull’essere e sull’apparire: le casacche da lavoro fotografate da Graciela Iturbide, i grembiuli protagonisti dei “piccoli mestieri” – come li chiama Irving Penn – del pescivendolo e dei macellai, le tute degli scaricatori di carbone nel porto de L’Avana ritratti da Walker Evans, gli abiti dei contadini negli scatti a colori di Albert Tübke, le tute da lavoro delle operaie nelle officine di montaggio della Fiat, a Torino, nelle fotografie di Paola Agosti.

Foto Herb Ritts

La seconda è la mostra monografica del fotografo americano Waleas Beshty “RITRATTI INDUSTRIALI”, allestita nella Gallery/Foyer, raccoglie 364 ritratti, suddivisi in sette gruppi di 52 fotografie: artisti, collezionisti, curatori, galleristi, tecnici, direttori e operatori di istituzioni museali, persone con cui l’artista è entrato in contatto mentre realizzava la sua arte o preparava le mostre. Nel corso degli ultimi dodici anni Walead Beshty ha fotografato circa 1400 persone. I 364 ritratti evidenziano la riluttanza dei protagonisti per l’uniformità dell’abbigliamento professionale. Come se la osa più importante sia il fatto che non bisogna apparire come l’altro, uniformati, omologati.


Info:
MAST, Bologna, Via Speranza 42
Apertura
Dal 25 gennaio al 3 maggio 2020
Orari
Dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 19
Prezzi
Ingresso gratuito

Alfredo Rossi

Alfredo Rossi

Milanese di nascita, monzese di residenza, sono sposato e ho quattro figli e cinque nipoti: Sebastiano, Irene Lola, Isabella, Sergio e, arrivata da pochissimo, Corallo. Giornalista professionista, ho lavorato a Il corriere dei ragazzi, Max, Sale & Pepe, Chi (quando si chiamava ancora Noi), Donna Moderna, Sorrisi & Canzoni, Io Donna, Novella 2000, Sette. Ho scritto centinaia di sceneggiature per fumetti e fotoromanzi. Appassionato di teatro, lo frequento molto, sia sulle poltroncine rosse da spettatore sia sulle tavole del palcoscenico come... attore. Mille interessi, nessuno mai approfondito in modo sistematico, forse perché non amo la routine. Il mio motto? "La vita è bella, ma può sempre diventare ancora più bella”