IN UZBEKISTAN ATTRAVERSO IL DESERTO, LA STEPPA E LE AFFASCINANTI MADRASSE

Scritto da Pamela Cazzaniga on . Postato in viaggi senza barriere

 

Viaggio culturale lungo le tappe più importanti della via della seta con visita delle città di Khiva, Bukhara, Shahrisabz, Samarcanda e la capitale Tashkent.


Uzbekistan, Asia Centrale.

La Repubblica dell’Uzbekistan, che confina con il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan, il Turkmenistan e l’Afghanistan, ha fatto parte dell’Unione Sovietica fino al 1991. Marco Polo ne “Il Milione” afferma: ” Samarcanda è una città nobile, dove ci sono bellissimi giardini e una pianura piena di tutti i frutti che l’uomo può desiderare. Gli abitanti, parte son cristiani e parte saraceni, sono sottoposti al dominio d’un nipote del Gran Can“. Non si può non citare questo grande esploratore quando si ricorda “la Via della Seta” dove il continuo transito di mercanti, avventurieri ed esploratori ha caratterizzato la storia dell’Uzbekistan. Oggi, pur mantenendo moltissime tradizioni, questo Paese si è evoluto ed accoglie i numerosi visitatori che hanno sete di conoscere a fondo la sua storia.

L’Uzbekistan mi ha affascinata, incantata, ammaliata. Ho paragonato quei luoghi alle storie raccontate nei libri della “Mille e una Notte” che leggevo da bambina dove Aladino era solito abitare. Ma attenzione! Chi pensa che di bello da vedere ci sia solo Samarcanda si sbaglia di grosso! Sicuramente Samarcanda richiama la via della seta nell’immaginario comune dato che era il punto cruciale delle strade che conducevano in Persia, India e Cina. Inoltre Roberto Vecchioni l’ha resa popolare con la sua canzone i cui versi fanno così:”corri cavallo, corri ti prego fino a Samarcanda io ti guiderò, non ti fermare, vola ti prego corri come il vento che mi salverò…” Ma oltre alle bellezze di Samarcanda c’è Khiva, nota come la città-museo a cielo aperto. Esiste da circa 900 anni, ma il suo sviluppo è avvenuto solo nel XIC secolo, quando è stata l’ultimo centro del commercio degli schiavi. Viene soprannominata “cittadella” a causa della fortezza interna che la circonda. Il compatto ed affascinante centro storico è ben conservato ed ospita la Scuola Coranica di Amin Khan, le vecchie prigioni, l’harem, la Moschea di Juma, un ex caravanserraglio oggi adibito a bazaar e la Madrassa di Kuli. Di queste ultime l’Uzbekistan è pieno, anche se di attive se ne contano solamente dieci in tutto l’intero Paese. In termine arabo, Madrassa, significa scuola e difatti veniva utilizzata come tale delineando l’apprendimento dei fondamenti dell’Islam. E anche Bukhara, seconda tappa del mio viaggio, è ricca di Madrasse imponenti e suggestive. Questa città fu per 200 anni il centro Islamico e delle carovane tanto che fiorì come centro commerciale e scientifico dell’Asia Centrale. Durante l’invasione dei Mongoli la città fu distrutta. Nonostante questo oggi Bukhara è uno dei maggiori centri industriali ed economici nonché città maggiore dell’Asia Centrale. I 450 km che da Khiva conducono a Bukhara li ho percorsi attraversando il fiume Amu-Darya ed il deserto rosso di Kyzilkum. Il suo nome significa “Le sabbie rosse” ed il suo territorio è costituito per la maggior parte da una piana coperta da dune sabbiose. Sosta nella città natale di Tamerlano, condottiero e generale fondatore dell’impero timuriade per poi concludere con Samarcanda e Tashkent, la capitale. Tashkent è la città che mi è piaciuta meno per via dei palazzoni grigi costruiti dai Russi che ricordano la loro architettura ed il loro regime.

IL PAESE DELLE TRADIZIONI 
Il popolo uzbeko vive di antiche tradizioni che ancora oggi vengono rispettate e portate avanti dai più giovani. Il patriottismo è molto forte, e lo si percepisce in ogni luogo. Mi è piaciuto parecchio il significato della loro bandiera, per questo desidero condividerlo. Il colore verde rappresenta la natura, quello bianco è simbolo di aria e di pace, mentre il blu equivale al cielo aperto. Le due righe rosse orizzontali simboleggiano la vita, la mezza luna è l’emblema della luna crescente e le dodici stelle costituiscono il numero delle province uzbeke.  Nei mesi di Settembre ed Ottobre, attraversando le varie città, si possono scorgere numerose donne che raccolgono il cotone nei campi. E’ un lavoro piuttosto faticoso, sia per via del sole cocente che picchia sulle loro teste, sia per la posizione che devono mantenere durante la raccolta. Ma è una pratica molto importante e produttiva che si tramanda da generazione in generazione. Il matrimonio: sacro per gli uzbeki. Il fidanzamento ufficiale deve durare almeno un anno prima di convolare a nozze ed è fondamentale arrivare vergini al matrimonio. Per richiedere la mano della sposa i genitori del ragazzo devono visitare i futuri suoceri tre volte prima di ottenere il consenso. Strano ma allo stesso tempo affascinante sentire i racconti riguardanti il loro matrimonio e o fidanzamento. Il popolo delle donne dai denti d’oro: le donne più anziane sfoggiano un sorriso a 24 carati. Per loro è simbolo di bellezza nonché motivo di ostentazione. Le signore uzbeke indossano l’abito tradizionale composto dalla tunica khan-atlante e da pantaloni. Un foulard avvolge il copricapo lasciando però scoperto il volto. I giovani invece si vestono all’occidentale con jeans e magliette. L’usanza del thè: il thè viene servito in una teiera di porcellana finemente decorata. Prima di berlo viene versato nella piccola tazza e riversato nella teiera per ben tre volte. Il motivo? Il thè, in questo modo, si miscela meglio. La tazzina deve essere riempita solo a metà poiché colma viene considerata segno di maleducazione. Una tazza piena di thé spinge l’ospite ad andarsene dopo averla bevuta, mentre una mezza piena lo incita a rimanere per berne dell’altro. A Khiva le donne fanno delle babbucce di lana caldissime con i ferri da maglia. Interessante osservarle e comprare le babbucce come souvenir da portare in Italia.

IL TACCUINO DI AGENDA VIAGGI

ACCESSIBILITA’ GENERALE IN SEDIA A ROTELLE
Ammetto che non è semplicissimo visitare questo Paese per una persona che, come me, ha problemi di mobilità ridotta. Non vi sono barriere enormi, ma piccoli gradini sparsi qua e là in tutte le città dove mi sono recata. Le rampe non sono inesistenti, ma nemmeno presenti dappertutto e spesso sono troppo ripide e scivolose da percorrere. E’ divertente vedere i bambini che le utilizzino come scivoli per giocare… Una persona in sedia a rotelle non riesce ad effettuare questo tour autonomamente, ma con i giusti aiuti ce la si fa benissimo. Go4all mette a disposizione assistenti in loco che accompagnano il disabile durante l’intero viaggio e che lo aiutano a superare queste difficoltà permettendogli di vedere il più possibile. Per questo motivo vi incito a non scoraggiarvi, ma a buttarvi in questo fantastico viaggio che merita di essere effettuato! Inoltre la popolazione uzbeka è meravigliosa nell’ aiutare il disabile senza volere nulla in cambio. In questo Paese l’ospitalità è sacra ed il turista viene prima di tutto! E questo è uno dei motivi principali per cui vi suggerisco di recarvi in Uzbekistan.

IMPERDIBILE
Complesso di Lyabi Hauz a Bukhara, uno degli angoli più suggestivi della città con la sua splendida piazza costruita attorno ad una grande vasca. Fermatevi qui a sorseggiare un caffè nella tranquillità di questo posto somigliante ad un’oasi di pace. Sul lato est vi è la statua di Hoja Nasruddin, un vecchio conosciuto come “il folle saggio“, il cui nome è ricordato in fiabe e leggende, che cavalca un asino. Piazza Registan a Samarcanda. La sera, completamente illuminata, lascia senza fiato. Bazaar di Siob, conosciuto come “Bazaar di Samarcanda“. Situato dietro alla grande Moschea di Bibi-Khanym, propone prodotti alimentari di ogni tipo. Perdetevi nei profumi che emanano i vari banchi dove è d’obbligo assaggiare prodotti tipici offerti dai venditori. Pranzo in un ex caravanserraglio, luogo dove in passato sostavano le carovane che andavano e venivano dalla Cina fino a Costantinopoli. Oggi sono trasformati in bazzar o ristoranti. Museeum of Applaied Arts a Tashkent, dove si possono ammirare più di 7000 pezzi di arte tradizionale uzbeka.

COSA MANGIARE
In Uzbekistan si mangia divinamente bene in ogni ristorante in cui ci si imbatte. Il cibo locale è gustosissimo e vario. Ogni pasto è composto da ben quattro portate. Si inizia con gli antipasti di verdure miste accompagnati dal pane Non. Nei secoli questo tipo di pane venne anche utilizzato come moneta tanto che tutt’oggi ciascuna provincia del Paese usa “stamparlo” al centro con un simbolo proprio. Il lievito viene impastato con la farina e l’acqua ma vanno aggiunti anche i licoli e dell’olio. La lievitazione deve durare almeno otto ore. Alla fine vengono spennellati dei semi di nigella o di sesamo utilizzando del latte. Nella provincia di Bukhara il piatto principale è il Plov, preparato con riso, carote a rondelle, cipolle e carne. Viene servito in una padella capiente e pare sia stato il piatto preferito di Alessandro Magno. Ma ce n’è un altro molto buono e popolare, il Lagman. Trattasi di un tipo di pasta tagliata a listini con aggiunta di carne simile al ragù, peperoni, cipolle, carote, patate e pomodori. Come dolce vi consiglio la Baklava, simile a quella turca ma meno zuccherina!

DOVE DORMIRE
Hotel Bek a Khiva. Moderno, spazioso, con rampa all’ingresso e ristorante per la colazione e la cena. Personale gentile e disponibile. Free wi-fi in tutta la struttura. Hotel Zargaron Plaza a Bukhara, dove si fondono lusso e tradizione. Dotato di sauna e di camere climatizzate. Il ristotrante Zargaron, in stile orientale, propone piatti della cucina europea. Servizio navetta per l’aeroporto di Bukhara che dista quattro km. Registan Plaza Hotel a Samarcanda. La reception somiglia ai piani di una grande nave da crociera. Colazione abbondante con dolci di ogni genere. Posizione centrale. Luxury accomodation. Miran Hotel Tashkent. Hotel internazionale ubicato a soli 200 metri dalla fermata dell’autobus. Spa con piscina coperta e sauna. Le camere sono enormi con arredi personalizzati. Il ristorante serve piatti turchi, indiani, europei e cinesi.

Pamela Cazzaniga

 

 

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Pamela Cazzaniga

Pamela Cazzaniga

Solare, vivace ed esuberante ama da sempre le lingue e i viaggi. Vive in provincia di Lecco, vicina alla soglia dei 40 anni è da 18 su una sedia a rotelle a causa di un brutto incidente stradale. Dopo aver superato il trauma ha ripreso a girare il mondo e, sull’onda di questa grande passione, nel 2014, ha aperto un blog “ilmondodipamela.it” per stimolare i disabili a viaggiare. Felice di collaborare con Agendaviaggi che le permette di realizzarsi come donna, viaggiatrice ma soprattutto come disabile. Il suo motto è “crederci sempre arrendersi mai!”

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