Ritratto di donna araba che guarda il mare

Scritto da Elena Borravicchio on . Postato in cinema

Claudio Autelli dà forma plastica alla generica città del Nord Africa, teatro delle vicende dei quattro personaggi in scena, con uno sguardo che li costringe a confrontarsi con il proprio destino. Una storia tra un uomo e una donna, ma anche tra diverse culture e pregiudizi.

 

 

 

 

 

Monza. Italia.
In arrivo al Binario 7, sabato 1 e domenica 2 dicembre, “Ritratto di donna araba che guarda il mare”, una produzione Lab121, testo di Davide Carnevali, regia di Claudio Autelli. La compagnia milanese ha debuttato, il 12 e 13 novembre, sull’ambito palcoscenico del Piccolo di Milano, gremito di spettatori in entrambe le date, conquistandosi un meritato spazio nel panorama dei grandi. Ha poi recitato a Lugano, al Teatro Foce e a Bellinzona, al Teatro Sociale. Prossimamente sarà a Monthey (Canton Vallese), Brescia e Napoli.

“Ritratto di donna araba che guarda il mare” è un’esperienza interiore: il testo scarno ma luminoso di Carnevali, che gli è valso il Premio Riccione per il Teatro nel 2013, è fatto di continui echi tra un personaggio e l’altro, soprattutto tra i due protagonisti, quello maschile, uomo, europeo, in terra straniera per svago ma forse anche per lavoro, e quello femminile, giovane donna locale, che, pronunciati dall’uno o dall’altro, mantengono l’identità delle parole ma ne mutano il significato, coinvolgendo lo spettatore in un intenso crescendo di tensione, nel quale parole all’inizio espresse con leggerezza, tirate a sorte per colpire l’attenzione, per conquistare, nel senso galante del termine, in seguito assumono peso, assumono la drammaticità di un’esistenza ferita, appesa a un filo. Il linguaggio è preso sul serio e investe gli spettatori come un fuoco che brucia. Brucia i pregiudizi culturali, scavando a ritroso fino alla situazione originaria di due esseri umani a confronto, brucia il “noi” e il “voi” mediatico, brucia la fiducia della donna, cosiddetta araba, che più volte chiarisce “non siamo arabi, voi ci descrivete così”, che annichilisce di fronte alla falsità del suo uomo, brucia i sentimenti che non trovano parole abbastanza efficaci per uscire. L’uomo e la donna in scena sono archetipi: sono l’Uomo e la Donna che pur comunicando non riescono a capirsi, incespicano, si nascondono dietro al linguaggio, fino al grido straziante di lei: “Di cosa hai paura?”. È la paura la chiave di lettura che sottende l’intera vicenda, paura del diverso, del nuovo, dell’altro. È la stessa paura che ci fa trincerare entro i confini rassicuranti del “noi”, denigrando ciò che ne rimane escluso. 

La felice regia di Claudio Autelli dà forma alla generica città araba, volutamente lasciata senza nome, nella quale si svolge la rappresentazione, zoomando, con una telecamera manovrata dagli attori, un plastico presente sulla scena; di volta in volta proiettando sullo sfondo l’interno della casa della ragazza, il mercato, l’hotel dell’uomo, il mare, la città vecchia. “La suggestione del plastico l’ho avuta fin dall’inizio – spiega Autelli – In questo testo c’è una forte azione verbale, da una parte è estremizzata la staticità dei personaggi, sembrano quasi fotogrammi degli interni di Edward Hopper; dall’altra c’è il dinamismo della videocamera, dei suoni e delle luci”. La rappresentazione vive degli stratagemmi stilistici di Autelli, diversamente impossibile da immaginare. “È il primo lavoro che realizziamo insieme: quando Davide ha vinto il premio mi ha chiamato per la regia. Durante la prima settimana di prove è venuto a incontrare gli attori. È stato molto soddisfatto della resa finale. Da parte sua c’è stata una forte ricerca linguistica a livello semantico: la regia ha potuto colmare i vuoti lasciati dal testo completando le parole. Il nostro lavoro ha sempre un impianto laboratoriale: gli attori fanno un grande scavo delle parole, per aderire completamente ad esse e poi sviluppare un’immagine personale del personaggio. La compagnia non è costituita sempre dagli stessi attori, tuttavia sono convito che l’alchimia migliori se alcuni attori sono gli stessi, l’empatia artistica è più immediata. In questo spettacolo recitano i bravissimi Alice Conti, Michele Di Giacomo, Giacomo Ferraù, Giulia Viana e Noemi Bresciani”.

Info:

Sala Chaplin, Binario 7, Monza.
Sabato 1 dicembre, alle 21.
Domenica 2 dicembre alle 16.
Tel. 039.2027002
biglietteria@binario7.org

Tournée 2018/19

12, 13 e 14 ottobre 2018 – Genova – Teatro della Tosse
15 ottobre 2018 – Piacenza – Teatro Comunale Filodrammatici
9, 10 e 11 novembre 2018 – Bologna  – Sala Salmon
12 e 13 novembre 2018 – Milano – Piccolo Teatro Grassi
26 novembre 2018 – Lugano – Teatro Foce
29 novembre 2018 – Bellinzona – Teatro Sociale
1 e 2 dicembre 2018 – Monza – Binario 7
18 gennaio 2019 – Monthey (Canton Vallese) – Théâtre du Crochetan per il Oh!Festival!
20 gennaio 2019 – Brescia – Teatro Santa Chiara (doppia replica h 15.30 e 20.30)
dal 26 al 31 marzo 2019 – Napoli – Teatro Bellini

Photo Marco D’Andrea

 

Elena Borravicchio

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Elena Borravicchio

Elena Borravicchio

Torinese di nascita e monzese di adozione, avendo vissuto, nel mezzo, un pezzo di vita a Milano e uno ad Abu Dhabi, prende la vita con filosofia, come la sua laurea. Appassionata di sociale, educazione, teatro, danza e viaggi, non esce mai di casa senza penna e taccuino e pensa di non aver vissuto fino in fondo un’emozione se prima non l’ha trasferita sulla carta. Circondata di amici monzesi, ma soprattutto stranieri, si dedica con gioia alla sua famiglia e al mestiere di freelance.