Quando Margherita diventò Mara

Scritto da Redazione on . Postato in cinema

Sono passati sette anni dalla prima rappresentazione di “Avevo un bel pallone rosso”, che ora viene riproposto, facendo riprovare agli spettatori tutte quelle tensioni che il ’68 provocò in tutta l’Europa, Italia compresa

 

 

 

Milano, Italia.
Nell’anno in cui si celebra il 50° anniversario del sessantotto, Carmelo Rifici, con un nuovo allestimento, riporta in scena a sette anni dalla prima rappresentazione “Avevo un bel pallone rosso” spettacolo scritto dall’attrice e drammaturga trentina Angela Demattè.
La scena ha inizio con un televisore che trasmette in bianco e nero immagini di eventi, cortei, tumulti legati al decennio del ‘68. Gli anni dove una nuova generazione chiedeva con forza e determinazione un cambiamento culturale in tutte le sue forme, soprattutto… ideologico.
In questa chiave di trasformazione si racconta di questo rapporto profondo tra padre e figlia entrambi trentini, entrambi cattolici. Lui Carlo Cagol, lei la figlia Margherita; famosa più tardi con il nome di battaglia Mara, moglie e compagna di Renato Curcio, cofondatore e militante delle brigate rosse.
Un Renato Curcio che non è in scena ma la cui ombra accompagnerà tutto lo spettacolo, “ma sto Renato l’è un bravo putel?” domanda il padre a Margherita.

Un’altra figura della famiglia che non è in scena è la moglie, la mamma. Certo a tratti con sentimento la si evoca, ma la storia è tra loro, e il periodo quasi lo imponeva: il capofamiglia e la figlia con gli entusiasmi e le ribellioni di quel momento.
Relazione intensa nella quale tuttavia la storia e le scelte personali scaveranno un solco terribile. E sulle note struggenti di “Canzone” di Don Backy, Margherita parte per Milano e diventa Mara. Ora non parla più in dialetto ma in quell’italiano burocraticamente ideologico che il padre fatica ad accettare e capire per paura, la paura di perdere la sua Margherita.
Siamo all’epilogo finale, ora la televisione trasmette immagini a colori e la storia è quella che conosciamo tutti, ma in scena, come una visione, riappare Margherita che racconta al padre di un sogno fatto…

Un plauso speciale agli attori Andrea Castelli e Francesca Porrini che con grande intensità trasmettono per 80 minuti emozioni e spunti di riflessione che proseguiranno anche dopo lo spettacolo.
Da non perdere.

 

Piccolo Teatro Studio Melato 

via Rivoli & Milano
dal 30 ottobre al 4 novembre 2018

Avevo un bel pallone rosso
di Angela Demattè
regia Carmelo Rifici
con Andrea Castelli e Francesca Porrini
Testo vincitore del Premio Riccione 2009
e del Premio Golden Graal 2010
e del prestigioso premio Molière per l’allestimento francese.

 

Oscar Vaccari

 

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