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PRIMITIVE, YES

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Un percorso dei sensi per riflettere su se stessi e la Storia.


Milano, Italia.

Dopo la mostra pantagruelica di Laure Prouvost, la Fondazione Pirelli Hangar Bicocca ospita in una navata del suo gigantesco spazio espositivo – 9.500 mq di un ex stabilimento industriale, dove fino a qualche decennio fa si costruivano componenti per locomotive – la prima retrospettiva italiana di Miroslaw Balka, artista polacco fra i più rilevanti degli ultimi trent’anni, che affronta i temi dell’esistenza dell’uomo e della memoria individuale e collettiva.
Le quindici opere iconiche in mostra, sculture, installazioni e video, sono un’occasione imperdibile anche per chi di solito guarda con sospetto ai linguaggi visivi contemporanei – per farsi trasportare in un’esperienza in cui sono chiamati in gioco tutti i sensi, il tatto, l’olfatto, l’udito, la vista.

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Balka
utilizza un linguaggio volutamente semplice, minimalista che coinvolge la percezione e stimola la riflessione su temi fondanti come la fragilità umana e la brutalità della storia collettiva del Novecento.
La sfera più intima dell’uomo s’intreccia a rituali e mitologie collettivi, in una continua alternanza simbolica fra temi dell’esistenza individuale e i più drammatici episodi della storia recente della Polonia, che poi è la terribile storia d’Europa: la seconda guerra mondiale e l’Olocausto.
La dimensione intima e privata dell’uomo è raccontata attraverso oggetti d’uso quotidiano fragili e deteriorabili: un esempio è 7x7x1010, esilissimo e tragicamente allusivo totem contemporaneo alto più di 10 m, centinaia di saponette impilate, raccolte da alcuni abitanti di Varsavia, che racconta il trascorrere del tempo e la precarietà dell’esistenza umana.

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In Common Ground, un tappeto di 178 poveri zerbini provenienti da un condominio di Cracovia, che però il visitatore non può calpestare, l’artista affronta il tema della necessità e della invalicabilità della soglia fra sfera intima e collettiva.

Yellow Nerve è l’opera più poetica della mostra: straordinario esilissimo filo giallo di cotone che pende al centro della volta del Cube: ineffabile, delicato, si modifica con un soffio al passaggio dell’uomo, lasciandolo attonito dinanzi alla monumentalità dello spazio con cui si trova a confrontarsi.
Il passaggio dalla dimensione individuale a quella collettiva si rivela anche nell’uso dei materiali: Balka racconta la brutalità della recente storia europea scegliendo materiali freddi, ambivalenti ossature metalliche che invitano ad essere attraversate ed esplorate.
Un esempio è Cruzamento, una grande gabbia metallica a forma di croce con quattro ventilatori industriali alle estremità: un forte getto d’aria contro cui il visitatore deve opporre resistenza, fa pensare a un momento di purificazione corporea ma anche e soprattutto a una schiacciante forza superiore che annienta qualsiasi libertà e determinazione.

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Altrettanto algida e misteriosa è 250x700x455, ø 41×41, Zoo, scheletro metallico ottagonale di un edificio, reminiscenza drammatica di un piccolo zoo costruito nel campo di sterminio di Treblinka per intrattenere le guardie.

Accanto un video: il volto inquietante di un ufficiale delle SS che, riferendosi alle condizioni del campo, con voce stridula ripete ossessivamente Primitive, yes, spingendo l’osservatore a rifugiarvisi all’interno dello scheletro.
Qualcosa nella gelida gabbia attira immediatamente la sua attenzione: un recipiente colmo di un liquido rosso che continua a fluire, un’allusione al sangue versato in guerre e stermini, o alle funzioni organiche del corpo umano.

Oltre alle opere di Balka, difficili, respingenti, profonde, la visita all’Hangar sarà l’occasione, se ancora non lo avete fatto, per lasciarvi suggestionare dai magnifici, eterni Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer che, pur apocalittici, offrono una visione più rasserenante del nostro procedere nel mondo.

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Info: Miroslaw Balka, Crossover/s, fino al 30 luglio 2017, Pirelli Hangar Bicocca, a cura di Vicente Todoli, orari giovedì-domenica 10-22, ingresso gratuito.
http://www.hangarbicocca.org/
T (+39) 02 66 11 15 73
F (+39) 02 64 70 275
info@hangarbicocca.org

Possibilità di uno spuntino informale o di una ricca cena nell’accogliente caffè-ristorante Dopolavoro Bicocca.

 

Emilia Sala

 

 

 

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