Paolo Morra, doti manageriali e creatività italiana

Scritto da Carlo Ingegno on . Postato in Alberghi e Spa

L’architetto Guido Ciompi, ne ha curato sapientemente il design, unendo in perfetta armonia gotico ed eclettico, tra richiami veneziani, ed elementi contemporanei. Siamo al Sina Centurion Palace, l’ottocentesco Palazzo Genovese, sul Canal Grande a Venezia, a pochi passi dalla Basilica della Salute e dalla sede della Peggy Guggenheim Collection. Il Centurion Palace, boutique hotel cinque stelle lusso della catena Sina Hotels, è diretto dal general manager Paolo Morra, da noi intervistato.

 

 

 

 

 

Venezia, Italia.
Ci incontriamo nella sala bar, di fronte il Canal Grande, circondati da pareti di un rosso inedito con i tavoli coperti da candidi gigli bianchi, mentre le acque rispecchiano il suggestivo gotico della facciata.
Ed ecco giungere Paolo Morra, che definirei: interprete perfetto tra abilità e simpatia. Dai suoi movimenti, il suo sguardo e la sua voce, ne viene poi fuori il piglio da condottiero. Non poteva comunque essere diversamente, di chi è oggi general manager del Centurion Palace e di Palazzo Sant’Angelo di Venezia, oltre che direttore dell’International Board of Directors of Small Luxury Hotels of the World.
Sempre sotto la guida di Morra va sottolineato l’ importante riconoscimento al Centurion Palace, quale Condé Nast Johansens Award Winner nel 2018.

Lunga la carriera professionale di Paolo Morra, iniziata a Napoli la sua città natale, da giovanissimo lavorerà presso l’Hotel Excelsior, da sempre luogo d’elite dell’aristocrazia internazionale. Alle spalle la grande scuola Ciga Hotels, passando giovanissimo dal Grand Hotel di Roma (ora St. Regis), all’Hotel Excelsior di Venezia. Ma è la città di Venezia che lo adotta, negli ultimi anni diventa Front Office Manager al Des Bains e una posizione di Revenue Manager al Gritti Palace dove viene insignito del prestigioso premio come miglior Revenue Manager d’Europa in ITT Sheraton. Riconoscimento che Paolo Morra ottiene grazie a 30 anni di impegno e grandi qualità professionali nel settore ricettivo.
Ma le battaglie secondo Morra non finiscono mai…!

 

E’ un viaggiatore?
Si. Per lavoro e un po’ per diletto.

C’è un luogo dove tornerebbe volentieri?
La Thailandia, con i suoi affascinanti paesaggi, il mare, la cucina. Tralasciando ovviamente i suoi evidenti contrasti sociali. Anche il Kenya è un paese che mi ha affascinato in modo particolare, i colori, la sua esuberante natura.

Lei è general manager del Centurion Palace e di Palazzo Sant’Angelo, inoltre è stato eletto direttore dell’associazione mondiale piccoli hotel di lusso. Prossimi obbiettivi?
In primo piano il Centurion Palace, che ha una sua connotazione ben precisa nel segmento del lusso a Venezia, dove è ben posizionato ma mi piacerebbe farlo crescere ulteriormente, rispetto a quelli che sono i mostri sacri a Venezia. Perché come lei ben sa dall’altra parte del canale troviamo il Gritti del Mariott, il Danieli, il Bauer che passerà sotto Mandarin Oriental, The Westin Europa & Regina, Venice che si sta trasformando in Sant Regis. Quindi per un albergo piccolo come il nostro, di proprietà italiana non è facile avere a che fare con una concorrenza più internazionale ed economicamente più potente.

Un suo obbiettivo personale?
Mi piacerebbe molto dirigere un albergo all’estero, negli Stati Uniti esattamente a New York. Quella sarebbe per me una grande sfida, perché senza falsa presunzione, noi italiani siamo i migliori.

Che tipo di accoglienza propone?
Il nostro albergo ha uno stile decisamente contemporaneo, è diverso dagli alberghi tradizionali veneziani, così come il loro modo di fare accoglienza. Il Centurion Palace non è l’albergo dall’impiegato impettito, il nostro personale è estremamente professionale ma con un approccio friendly; conscio della differenza tra staff e cliente. Il nostro motto? Non dire mai di “no”.

Gli elementi fondamentali per il successo?
Secondo me oggi ancora più di prima è il servizio quindi il team. La differenza la può fare solo un ottimo personale. La conferma la danno i numerosi ospiti che ritornano.

Avete difficoltà nel trovare personale ?
Si, c’è oggi una grandissima difficoltà nel reperimento del personale, un po’ in tutti i reparti. E’ estremamente difficile ad esempio trovare degli autoctoni, dei veneziani o italiani almeno che l’albergo non metta a disposizione l’alloggio, che oramai solo in pochi lo fanno. Spesso si attinge da aree geografiche del nostro sud, da quelle parti le persone sono più disponibili a trasferirsi per lavorare nel settore alberghiero, diversamente solo extracomunitari.

Può anticiparci un bilancio sul 2018 al Centurion Palace?
Abbiamo registrato circa un 9 /10 % di fatturato in meno rispetto al 2017, una stima nella media della città. C’è chi ha perso addirittura dal 15 % al 18% rispetto allo scorso anno.
Il 2017 è stato invece un anno molto positivo per tutti, gli anni dispari sono infatti gli anni migliori, quelli che vedono la presenza della Biennale dell’Arte, un appuntamento di grande prestigio internazionale, l’evento per antonomasia a Venezia, con migliaia di visitatori con un certo potere d’acquisto che portano fatturato in tutti i settori.

Le previsioni per il 2019?
È quello che stiamo cercando di fare in questi giorni. L’obbiettivo è comunque crescere nei confronti del 2018. E’ ancora difficile fare delle previsioni, diciamo che un aspetto positivo potrebbe essere proprio la prossima Biennale Arte. Attendiamo fiduciosi.

In occasione della mostra del cinema di Venezia siete tra i pochi alberghi che fa il pieno di artisti del cinema e della cultura , quale il vostro segreto?
Allora, diciamo che una volta il film festival, la mostra del cinema, si svolgeva prevalentemente al Lido di Venezia dove gli storici Le Bain e l’Excelsior la facevamo da padrone; oggi dei due è attivo solo l’Excelsior. Dopo la nostra apertura nel 2009, ma già dal 2010 grazie soprattutto al contributo della nostra direttrice marketing Simona Luciani, che ha proposto la creazione di una gift room al secondo piano, dove con il contributo di alcuni sponsor di moda , beauty e gioielli, siamo riusciti ad attrarre numerose celebrities, che qui da noi decidevano il proprio look e makeup prima dell’atteso red-carpet. Da lì i poi un crescendo di manifestazioni ed eventi glamour.

L’Antinoo’s Restaurant, è il regno dell’executive chef Massimo Livan, premiato dalla Guida Michelin con le Tre Forchette Rosse e da un Cappello della Guida Ristoranti d’Italia 2018 de L’Espresso. Lei e Livian due figure di successo, un napoletano e un veneziano, alla corte del Centurion Palace. Come ha vissuto e come vive questo connubio?
Molto bene. Ho avuto la fortuna di incontrare Massimo Livan pochi giorni prima dell’apertura. Perché a dir la verità lo chef (toscano), che doveva inaugurare le cucine, mi ha praticamente lasciato da solo. Si proprio così, da solo, senza se e senza ma, non è mai approdato in Laguna, dopo aver addirittura firmato il contratto, ancora oggi non sappiamo i motivi della sua decisione. Per fortuna c’é stata mia moglie, allora lavorava in Starwood e conosceva Massimo. Lo incontrò un giorno in vaporetto e lui fece le congratulazioni per il mio nuova sfida professionale e confidò di aver voglia di lasciare Milano per rientrare alla sua Venezia. Ci siamo così incontrati e devo confessare mi piacque subito, così come il suo stile culinario; l’apprezzamento verso la cucina del territorio, fatta da ingredienti semplici e naturali. Abbiamo però a mio avviso ancora molto da fare perché come lei mi insegna, se si vuole creare un ristorante stellato, (uno dei nostri obbiettivi), bisogna anche fare degli investimenti notevoli…e la società, certo, mi lascia fare gli investimenti, ma tutto rapportato al famoso ROI Return of Investiment.

Quale la differenza in un hotel di lusso tra i turisti italiani e quelli stranieri?
Sinceramente non noto questa grande differenza tra i nostri clienti; ci sono si delle specificità, non so, per dirle il cliente meno esigente sulla tipologia delle camere è quello cinese e russo, più esigenti invece sono i clienti francesi e gli americani, questi ultimi sono i più numerosi e anche devo sottolinearlo i più generosi. Abbiamo una clientela esigente, che però apprezza le nostre qualità, come pure la nostra collocazione a Dorsoduro tra la Giudecca e San Marco, un luogo strategico dove si può giungere a piedi ovunque ma allo stesso tempo siamo nella zona più antica e tranquilla di Venezia.

L’architetto Guido Ciompi, ha creato qui nell’ottocentesco Palazzo Genovese il connubio tra lo stile ecclettico e il gotico, con 50 camere tutte diverse tra loro. Un suo giudizio
Inizialmente, devo ammetterlo, ero un pò titubante, la vivacità e l’abbinamento dei colori, il contrasto eccessivo con l’esterno, ero perplesso sui risultati, di cui sono poi l’unico responsabile. E invece devo dire che l’architetto Guido Ciompi è stato bravissimo, ha creato uno stile unico e straordinario di cui mi sono innamorato. Le voglio confessare però una piccola nota dolente…Guido non ama avere in giro le prese della corrente, abbiamo dovuto raggiungere un compromesso; a favore della funzionalità, almeno per gli addetti alle pulizie…!

Secondo lei il nostro paese, mette in atto tutte le sue potenzialità?
Assolutamente no, perché come si suol dire (e per fortuna), si vive ancora di rendita, tanto siamo belli e unici. Potremmo vivere solo di turismo, se tutto fosse gestito però diversamente. Poi qui si aprirebbe un mondo di discussioni; infrastrutture al sud, località dove non arriva nemmeno la ferrovia, etc. etc.

Per celebrare l’anniversario, i 60 dalla nascita di Sina Hotels, avete ideato in esclusiva per l’intero 2018 l’offerta Diamond Jubilee in Italy. Come sta andando?
Abbastanza bene, abbiamo molte richieste in particolare dal mercato nord americano.

Il Sina Hotel si regala una nuova struttura per festeggiare i suoi primi 60 anni, lo storico hotel Flora di Capri. Si tratta di un boutique hotel nel cuore dell’isola, tra i faraglioni e la mitica piazzetta. Come è nata l’idea di approdare a Capri, e quali gli obbiettivi?
L’idea è del nostro Presidente Dott. Bocca, una scelta importante e strategica, eravamo giunti fino a Roma, ci mancava il sud, siamo adesso approdati in uno dei luoghi più belli in assoluto. Avevamo anche valutato la costiera Amalfitana ma poi abbiamo optato per l’isola dei Faraglioni. Sono molto contento della scelta.

Con questa acquisizione Sina Hotels raggiunge ben 11 alberghi di proprietà nelle principali destinazioni del Belpaese. Avete in programma nuove aperture? Eventualmente in Italia o all’estero?
Su questo il Presidente è molto riservato. So che riceve moltissime offerte, sia in Italia che all’estero. L’obiettivo è quello di crescere anche all’estero. Per adesso però non posso dirle altro.

Lo scorso anno siete stati premiati al Condé Nast Arwards 2018, quest’anno siete giunti in finale. L’Italia vince 9 categorie su 18 e la Toscana se ne aggiudica addirittura 6. Le sue considerazioni.
Va sottolineato che ci sono poche nazioni belle come la nostra, sappiamo fare hotelleria come pochi, possiamo vantare ottime infrastrutture in bellissime città, come pure in destinazioni minori. Abbiamo città d’arte, luoghi e paesaggi unici e straordinari, così la migliore cucina. Siamo alla avanguardia e secondi a nessuno. Certo possiamo e dobbiamo fare ancora di più.

Il vostro primo cliente nel lontano 1959 a Villa Medici, fu lo scià di Persia, con tutta la famiglia. Uno dei vostri ultimi arrivi eccellenti invece…?
Ho fatto gli onori di casa ad Al Pacino lo scorso settembre.

Riaprirà nel 2020 con il nome di Rosewood Venice, il settecentesco Palazzo Donà Giovannelli, da casa d’aste a hotel di lusso, gestito da un gruppo cinese. Cosa ne pensa?
Rosewood se non sbaglio è una società canadese di proprietà cinese. Per me il lusso upscale, non va oltre a palazzo Sant’Angelo, non deve andare troppo a ridosso di Rialto, e neppure oltre. Una certa clientela pretende queste collocazioni. Il Rosewood resta invece dopo il ponte di Rialto e prima del Casinò, in un canale interno, non sul Canal Grande, certo ci si accede agevolmente, ha una posizione bella, ma non privilegiata, vanno sottolineati affreschi di pregio e un grande giardino. Rosewood è una società importante con molto potere economico, faranno sicuramente un ottimo restauro.

 

Carlo Ingegno 

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Carlo Ingegno

Carlo Ingegno

Nato a Napoli, trasferitosi per amore a Buenos Aires dove la bella Patricia gli regala ben 4 figli. Negli anni ‘80 torna in Italia, a Milano, questa volta per lavoro in Rcs dove si occupa di immagine e grafica. Inoltre viaggia, fotografa e scrive storie dal mondo con approccio esplorativo sempre attento ai dettagli. Oggi dirige Agenda Viaggi con un gruppo di persone molto speciali. Vive da qualche anno con sua moglie Raffaella e la gatta Misha a Verzimo, un paesino del XI sec. in provincia di Vercelli, in una casa piccola, soleggiata, per metà ristrutturata, un giardino incolto e mobili tutti diversi per epoche e stili, come la vecchia tavola da surf testimone di lunghe cavalcate sulle onde in California o come l’eccentrico menù del caffè Granola a Copenaghen, la foto scattata alla cisterna di vetro colorata a Dumbo, Brooklyn, dell’artista Tom Fruin, e le belle stampe che immortalano la piacevole solitudine sulla spiaggia di Margate nella contea del Kent in Inghilterra.