Il Carnevale va spremuto fino in fondo

Scritto da Alfredo Rossi on . Postato in Appuntamenti, Itinerari, Weekend

Se si dice Carnevale è innegabile che il pensiero corra a Rio de Janeiro, dove il Carnevale, grazie anche al samba che accompagna le sfilate, ma anche nel nostro Paese la festa che precede la quaresima ha una diffusione che va da nord a sud e ogni Carnevale ha le sue peculiarità e caratteristiche che affondano nella storia. Insomma, un modo di fare festa che ricorda e ripropone fatti avvenuti centinaia di anni fa. Tanti Carnevale, dicevamo, ma questa volta ce ne occupiamo di uno in particolare: quello di Asti che tutti conoscono per la “battaglia delle arance”, che riempie di bucce e di succo tutte le strade della città.

Italia.
A Cento, in Emilia Romagna, c’è quello che viene definito il Carnevale d’Europa e che che è gemellato con quello di Rio de Janeiro. Propone carri altissimi che sfilano davanti al pubblico su cui vengono gettati caramelle, cioccolatini e gadget vari.

A Viareggio, in Toscana, c’è un altro Carnevale conosciuto in tutto il mondo. I carri, di genere satirico, sono preparati in cartapesta e propongono scene che hanno a che fare con la politica, l’economia, lo sport eccetera. Alla fine, come si usa anche da molte altre parti, il carro più bello vince il primo premio assegnato da una selezionatissima giuria.

A Fano, nelle Marche, va in piazza il Carnevale più antico d’Italia: nel palazzo comunale è conservata una carta che parla di una “manifestazione carnovalesca” datata 1347. Oltre a proporre sfilate, abbuffate e divertimenti in strada, come la gran parte delle manifestazioni, dedica una delle giornate carnevalesche in onore, e in favore, degli animali di compagnia, cani e gatti in primis, che potranno usufruire di questa giornata tutta per loro.

A Venezia il Carnevale e le sue maschere sono in primo piano tutto l’anno, anche se nei giorni prima della Quaresima c’è il clou di tutto, con feste in piazza e il tradizionale volo dell’aquila, dal campanile di San Marco fino alla piazza. Questa volta a fare l’aquila sarà Arianna Fontana, la campionessa di short track che nella sua carriera ha vinto ben otto medaglie olimpiche.

Carnevale di Ivrea. La Battaglia delle Arance è l’elemento più spettacolare, oltre che il più noto, dello Storico Carnevale di Ivrea e insieme a tutti gli eventi storici che scandiscono le giornate carnevalesche rappresenta un incredibile patrimonio culturale e goliardico. Per il Carnevale arrivano a Ivrea circa 7000 quintali di arance provenienti perlopiù da aziende calabresi e siciliane che operano nel circuito di Libera, vale a dire attive nella lotta contro le mafie e il capolarato. La Battaglia delle Arance ricorda la lotta per la libertà ed è anche il momento in cui è più alta la partecipazione collettiva: tutti possono prenderne parte iscrivendosi in una delle nove squadre degli aranceri a piedi oppure diventando equipaggio di uno dei carri da getto. Gli aranceri a piedi, che rappresentano la rivolta del popolo, senza alcuna protezione e con indosso casacca e calzoni dei colori della propria squadra, combattono contro gli aranceri sui carri che simboleggiano le armate del tiranno, protetti da maschere in cuoio per il volto e da un’imbottitura sul busto a ricordare le antiche armature dell’esercito del feudatario.

I carri da getto sono divisi in pariglie (2 cavalli) e tiri a quattro (4 cavalli) e si alternano all’interno delle piazze per pochi minuti. Non solo l’ardore in battaglia e la correttezza nel tiro, ma anche la qualità degli allestimenti e i finimenti dei cavalli sono elementi che concorrono a definire le classifiche finali. Tra i protagonisti vi sono anche i cavalli, da sempre oggetto di grande cura e rispetto in città: proprio a Ivrea, a luglio, ha luogo la Fiera di San Savino, la seconda rassegna equestre italiana.Si tratta di uno scontro che sebbene contenga un inevitabile aspetto di asprezza, dovuto al clima di battaglia che si crea, vive anche di regole cavalleresche. L’entrata in piazza del carro è salutata con rispetto dai tiratori a piedi e dopo la calzata delle maschere inizia un duello serrato che quasi sempre si conclude con un applauso reciproco all’uscita del carro dalla piazza. Lo scopo non è quello di farsi male ma di vivere l’ebbrezza del duello che, per essere vissuta appieno, comporta da parte dei tiratori a piedi il coraggio di avvicinarsi, “andare sotto il carro” e guardare a testa alta il proprio avversario, mentre da parte dei tiratori sul carro richiede il coraggio di non avere paura davanti a decine di avversari che attaccano contemporaneamente.
La battaglia vive su regole non scritte condivise da tutti i partecipanti, che garantiscono l’incolumità generale (a parte qualche occhio nero) e mantengono il confronto sul livello di una vera e propria sfida nella quale alla fine chi tira arance con maggiore intensità vince. Il duello tra tiratori a piedi e sul carro assume spesso il sapore di una sfida individuale, al punto che lo scontro è tanto più aspro quanto più è stretto il rapporto di chi lo ingaggia: tirare più forte possibile è infatti segno di rispetto verso un conoscente, per onorare insieme la battaglia. Alla fine una stretta di mano e applausi collettivi di entrambe le parti in lizza sanciscono l’amicizia ritrovata. Una curiosità: l’uso delle arance si fa risalire all’Ottocento, quando questo frutto, allora considerato esotico e non comune (in diletto è chiamato “purtugai”), veniva usato come segno di omaggio e lanciato, garbatamente prima e con più accanimento poi dalle fanciulle affacciate ai balconi ai ragazzi di cui volevano attirare l’attenzione. 

Alfredo Rossi

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Alfredo Rossi

Alfredo Rossi

Milanese di nascita, monzese di residenza, sono sposato e ho quattro figli e quattro nipoti. Giornalista professionista, ho lavorato a Il corriere dei ragazzi, Max, Sale & Pepe, Chi (quando si chiamava ancora Noi), Donna Moderna, Sorrisi & Canzoni, Io Donna, Novella 2000, Sette. Ho scritto centinaia di sceneggiature per fumetti e fotoromanzi. Appassionato di teatro, lo frequento molto, sia sulle poltroncine rosse da spettatore sia sulle tavole del palcoscenico come... attore. Mille interessi, nessuno mai approfondito in modo sistematico, forse perché non amo la routine. Il mio motto? "La vita è bella, ma può sempre diventare ancora più bella”.