Elephant Woman, la ragazza con la pistola e il cuore di topazio.

Scritto da Anna Alemanno on . Postato in cinema

Milano, Italia.
Il topazio è una delle pietre preziose tra le più antiche, citata persino nell’Antico Testamento; ed è rara. Topazio B. è anche il nome della protagonista di Elephant Woman, una pièce in scena al Teatro-i
ancora fino al 28 gennaio, scritta e diretta da Andrea Gattinoni e interpretata da una ipnotica e brillante Silvia Lorenzo. Brillante come una pietra preziosa, appunto, la cui luce ( e il cui canto) composta da parole taglienti e perfette, buca la notte e la sua oscurità fatta di violenza, sfruttamento e abusi.

Topazio B. ci trascina nel suo mondo onirico (oppure è realtà?) con una sensualità potente ma calibrata, tra episodi di prostituzione e violenza, lotta e seduzione. Unghie e labbra rosso sangue, pelle nuda bianchissima e una pistola perennemente in mano, a difendersi ma anche a uccidere se necessario. Il racconto della vita di Topazio B. è un grido d’amore disperato, una difesa di sé contro l’orrore del mondo (in questo senso sembrerebbe la versione femminile del Lynchiano Elephant man). Il testo di Andrea Gattinoni è sofisticato, affilato al punto giusto, ammaliante, mai retorico né banale. La donna elefante con “il cuore di topazio e il coltello preso per la lama” è una metafora vividissima, carnale e potente della lotta contro un mondo plastificato, in cui il sesso, i soldi, la fama, il potere, soffocano la bellezza e ogni possibile traccia di ciò che è autenticamente “umano”: l’amore.

Elephant woman è il primo spettacolo della trilogia 34.
34 è il numero degli anni che trascorrono fra il 2007 e il 1973 e fra il 1973 e il 1939: Elephant woman, è ambientato a Roma nel 2007, il secondo testo, L’argent, a Parigi nel 1973 e il terzo, Automat, a Varsavia nel 1939.
“In 34 voglio affrontare drammaturgicamente” dice Gattinoni “i concetti di ‘distruttività umana’ e di ‘mancanza d’amore’ nell’arco degli ultimi 50 anni, applicandolo a tre passaggi storici essenziali: il recente passato, gli anni ’70 e il nazismo”.
Photo piccola in alto by Claudio Cravaro e Giampiero Trivisano per Hangar Studio

Info: www.teatroi.org

Anna Alemanno

Anna Alemanno

Anna C. Alemanno “La vie est un rendez-vous… Et un rendez-vous est un voyage”. Scrisse qualcuno. E per una reggina di nascita, palermitana d’adozione, milanese per necessità che ora vive a Parigi dove ha trovato il suo posto dell’anima a Montmartre (sarà un caso che è il quartiere degli artisti?) il viaggio è nel suo Dna. Giornalista (e sì, anche un po’ scrittrice), si è occupata di moda, beauty e cultura per diverse testate cartacee e ora collabora come free-lance per magazine on line e uffici stampa.